Lorenzo Insigne (IMAGO)
Gli arrosticini e la scaramanzia, i primi social e l’arrivo in Abruzzo: Insigne e il Pescara, ecco dove eravamo rimasti.
Lorenzo Insigne e il Pescara sono pronti a concedersi un nuovo ballo insieme. Ma questa, in realtà, è una storia lunga quattordici anni, un colpo di fulmine che ha saputo lasciare il segno. Per capire dove tutto è iniziato dobbiamo però riavvolgere il nastro, e tornare al 2011. Il primo approccio, una valigia piena di sogni e la nascita delle prime amicizie: “Quella stagione è stata irripetibile. Noi stavamo sempre insieme, si era creato un bel gruppo con Lorenzo, Immobile, Balzano, Riccardo Maniero. Io ero un po’ il vecchietto della situazione”.
A parlare è Leo Sfamurri, ex proprietario del ristorante ‘Il Chiodo Fisso‘, un ritrovo abituale durante l’anno ‘pescarese’ di Lorenzo Insigne. Una battuta, un sorriso, ricordi lontani eppure ancora così vicini: “Per loro ero come un parente, si trattava di ragazzi giovanissimi. Erano lontani da casa, si erano affezionati alla mia figura”. Un anno indelebile, caratterizzato da un evento più unico che raro: la neve a Pescara. “È una cosa che succede davvero poche volte, passammo tanti giorni insieme a casa di Immobile. Io cucinavo e facevo la spesa, ricordo ancora le partite interminabili alla PlayStation”.
Risate e scaramanzia, anche a tavola: “Avevo un ristorante, il martedì e il mercoledì era un appuntamento fisso per loro. Mangiavano gli arrosticini, spesso una quantità corrispondente al proprio numero di maglia. Portava bene ma non sempre ce la facevano (ride, ndr). E guardavamo le partite di Champions League”. Semplicità e spensieratezza, fasi tipiche a vent’anni: “Lorenzo non aveva nemmeno il profilo Facebook, venne in cucina e mi chiese di creargliene uno. Come se fossi una specie di social media manager (ride, ndr)”.
Una vita lenta, ma sempre sotto lo sguardo attento di Zdenek Zeman: “Gli diceva spesso ‘ma frequentate ancora il vostro amico?’ Temeva li potessi portare sulla cattiva strada (ride, ndr). A quei tempi gestivo anche una discoteca. Dopo le vittorie magari ci si ritrovava per trascorrere la serata insieme. Io ero e sono il primo tifoso del Pescara”: Un amore riversato anche in cucina, tra un piatto e l’altro: “Si mangiava di tutto, dagli arrosticini alle pallotte cacio e ova. Quando eravamo a casa invece tanta pasta in bianco, anche perché gli allenamenti di Zeman erano durissimi”. In attesa di vivere un nuovo capitolo: “Quando l’ho conosciuto era un bambino, sarò bello ritrovarsi. Ci siamo rivisti un po’ di volte in questi anni, ha delle qualità straordinarie e sono sicuro che ci darà una grossa mano”.
Una vera e propria magia quella prodotta sul campo dalla squadra guidata da Zeman. Insigne, Verratti, Immobile, ma erano anche gli anni del ‘sindaco’ Marco Sansovini, soprannominato così dai tifosi del Pescara. Capitano e punto di riferimento di un gruppo di ‘ragazzi terribili’. “Lorenzo ha fatto delle cose meravigliose in carriera. Trovarselo nello spogliatoio rappresenterà una spinta emotiva per tutti quanti. Ho tanti bei ricordi con lui, merito di una stagione magnifica sotto tanti punti di vista”. Gioie ma anche momenti difficili: “Perdemmo all’improvviso Franco Mancini, e poi è difficile dimenticare quanto successe a Morosini durante la partita con il Livorno. Situazioni tristi che porteremo sempre con noi nel ricordo di un campionato comunque storico”.
E come accade spesso in tante imprese, c’è sempre il passo decisivo. L’attimo in cui la convinzione di poter realizzare davvero qualcosa di speciale prende il sopravvento: “Dopo la vittoria con il Padova arrivò la svolta, un successo importante arrivato al termine di un periodo negativo. Lì iniziammo a realizzare”. Un cammino fatto di opportunità, coincidenze e tanti aneddoti: “Zeman era molto rigido su abbigliamento e orari. Maniero si presentò prima di una gara con la tuta arrotolata a causa del caldo, una cosa che il mister non gradì molto (ride, ndr). Così iniziò la scalata di Immobile, che giocò da titolare al suo posto”.
Il rapporto tra Insigne al Pescara, tuttavia, avrebbe potuto conoscere strade differenti, come racconta il Ds di quella stagione Daniele Delli Carri: “Stava per firmare con il Crotone, ma appena arrivato Zeman mi chiese immediatamente due giocatori: lui e Romagnoli (Simone, ndr). Chiamai immediatamente il Napoli e Pierpaolo Marino, che acconsentì al trasferimento da noi. Riuscimmo così a concludere l’operazione in pochi giorni”.
“Era un gruppo con il giusto mix tra giovani e più esperti –racconta il dirigente a gianlucadimarzio.com-, in grado di impressionare tanti addetti ai lavori. C’era un’alchimia importante”. Il presente, intanto, parla di nuovi obiettivi da raggiungere: “Lorenzo ha fatto una scelta di cuore, a Pescara ha lasciato il segno e sono sicuro che darà una grossa mano per la salvezza. Sicuramente avrà una responsabilità in più. E mi fa piacere che ritrovi anche Verratti, al di là dell’aspetto dirigenziale è una bella pagina per tutti e due”. Una storia semplice e sincera, come la ‘Gente di Mare’.
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