Interviste e Storie

Nel segno di Di Nardo: primo gol in B e primo punto per il Pescara

Di nardo esulta con la maglia del Pescara (credit – Imago) – Gianlucadimarzio.com

Il Pescara pareggia nel segno di Antonio Di Nardo: l’attaccante ha trovato la sua prima rete in Serie B e regala un punto d’oro dopo il doppio svantaggio. 

Il primo punto in Serie B del Pescara porta la firma di Antonio Di Nardo. L’attaccante 26enne ha completato la rimonta contro il Venezia alla terza giornata: da 0-2 a 2-2 nel giro di 10 minuti. Un pomeriggio che il napoletano non dimenticherà. Alla seconda presenza in campionato, ha graffiato per la prima volta in B in carriera dopo aver servito l’assist per la rete del momentaneo 1-2 di Olzer

Novantasei minuti da quadro prezioso, da appendere con cura nel museo dei ricordi. L’occasione per ripercorrere ciò che è stato, e ciò che può ancora essere. Il gol di Di Nardo è il premio alla gavetta e al sudore di chi ci crede da sempre. E pensare che iniziò a fare calcio grazie al fratello, di tre anni più grande di lui.

“Giocava a calcio, io no. Così i miei genitori decisero di iscrivermi anche a me, insieme a lui”. Il resto è una storia fatta di tanti sacrifici. Uno dei tanti: lasciare Napoli all’età di 13 anni. Non da tutti. Alla Giovane Italia, Di Nardo aveva rivelato: “Fu una scelta difficile, però era quello che volevo. Una decisione che mi fece crescere in fretta”.

Il colpo di testa con cui ha trafitto Stankovic è solo il punto di un viaggio, importante ma non di arrivo. Per lui che la Serie B non la giocava da ben 9 anni. L’ultima volta era accaduto con la maglia del Latina, stagione 2016-2017. Appena 6 presenze e 2 assist.

Il gol nel sangue, il calcio da sempre

Nocera. E’ da qui che Antonio Di Nardo fa le valigie e diventa grande lasciando il Vesuvio. A soli 13 anni. A 14-15, a Latina, giocava già in Primavera, anche se la categoria abbinata all’età parlerebbe di Allievi. Segni da matita blu. Il momento in cui “il calcio era diventata una cosa seria”, ha raccontato lui stesso. “Mettevo le scarpe di mio fratello, facevo il nodo 6 o 7 volte, i lacci erano troppo lunghi”. Storia di vita vissuta, tra svago e solitudine. Perché da piccoli non si è mai pronti davvero a lasciare la propria terra. Una scelta che lo ripagherà, anche se il “salotto di casa” balla per qualche anno tra Serie C e D.

Dall’esperienza in Serie B con il Latina (stagione 2016-2027), il 26enne di Napoli inizia il suo lungo viaggio dall’Arezzo, in C. Trentadue presenze e 2 gol, prima delle brevi parentesi Vis Pesaro e Lucchese. Qualcosa non va, il talento c’è ma non sgorga. La stagione 2021-2022 è quella dell’esplosione. “Non fu facile, ero tornato ad Arezzo ma stetti 4-5 mesi fuori, non stavo bene”, raccontò lo stesso calciatore. Ancora una volta, entrò in gioco il fratello: “Lo ringrazio ogni mattina appena mi sveglio, mi spronò a lavorare già per la prossima stagione”, disse a “La giovane Italia”. Detto, fatto: Di Nardo e il gol parlano la stessa lingua, 12 reti con il Sona in Serie D e 11 un anno più tardi con la Vastese.

Il Campobasso, uno sguardo a Thuram e l’idolo Ibrahimovic

Al Campobasso Di Nardo continua nel suo percorso di crescita. E fa benissimo: 11 gol alla prima stagione coi molisani, 13 l’anno scorso. Ha contribuito fortemente alla salvezza del club del patron Rizzetta a suon di gol pesanti e prestazioni da ricordare. Se chiama la Serie B, però, non puoi non saltare su quel treno. Lo stesso che era passato 9 anni prima, e dal quale era sceso troppo presto. In estate la chiamata dal Pescara sembrava un messaggio del destino.

Oggi, l’attaccante di Napoli cresciuto All’Ardor Qualiano ha capito perché. “Mi ispiro a Thuram”, ha detto senza paura. E il suo idolo è Ibrahimovic. Non male, come la sua frustata di testa che ha posato il primo mattoncino sull’obiettivo salvezza del Pescara. I nodi alle scarpe saranno soltanto due, i lacci sono più corti questa volta. La favola Di Nardo, forse, è appena cominciata.

 

Manuele Nasca

Nato a Palermo nel 1999. Il calcio da sempre, nel salotto di mio zio tutte le domeniche (la squadra non ve la dico). Se ve lo state chiedendo, sí volevo fare il calciatore (ero bravino) ma dovevo studiare. Così oggi mi diverto con la tastiera con un solo obiettivo: emozionare ed emozionarvi (“l’articolo è per il giornalista come un quadro per il suo pittore”, mia)

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