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“Norcina, mi manchi!”. Perea, un “romano” in Galizia: “Io, il Troyes e Cavani. Ma alla Lazio non giocavo…”

C’è un po’ di Roma pure a Lugo. “…ndo?!”. Lugo, in Spagna. Anzi: Galizia. Un dettaglio che si, può cambiare tutto. Giochi d’appartenenza, identità. Secoli fa “romaneggiante” e oggi…pure. Da un lato le mura, un Patrimonio dell’Unesco che circonda la città, dall’altro, invece, un “romano” acquisito che col tempo ha imparato l’accento: “Daje, bona…”. C’è un problema però: “Vengo dalla Colombia”. “Ah, ‘nnamo bene”. Come ce lo spieghi, Brayan? “A Roma ho lasciato tanti amici, il primo anno in Italia mi hanno aiutato molto”. Nostalgia: “Mi mancano molto, anche il cibo”. Tasto dolente: “Impazzisco per la Norcina (un tipo di pasta ndr)! Ne vado matto…”. Ora un bel “caldo gallego” vicino le mura è quasi d’obbligo, piatti tipici da gustare insieme ai suoi compagni. Riti d’iniziazione sacrosanti: “Ho pagato la cena a tutti, l’ho fatto per integrarmi. Sai, sono nuovo. Si fa così. Pensa che al Troyes ho dovuto cantare davanti a tutti nello spogliatoio…”.

Sorride, Brayan Perea. Si rilassa ascoltando musica: “E’ la mia passione – ci racconta in esclusiva su GianlucaDiMarzio.com – amo il reggaeton”. Ovviamente gioca anche alla play. “Comprato Fifa?” gli chiediamo: “Certo!”. Spontaneo. Arrivò alla Lazio nel 2013 e il primo anno fece bene: “Segnai in tutte le competizioni”. Campionato, Coppa, Europa League. Cinque squilli: “Il più bello è stato quello contro il Parma al 90esimo, un’emozione incredibile”. Poi? “Infortuni, stop. Non sono riuscito ad esprimermi. Certo, qualcosa ho sbagliato anch’io, lo ammetto. Ma ho sempre voluto restare alla Lazio”. Ora col Lugo sembra andare meglio, anche se il gol non è ancora arrivato: “Siamo secondi a 17 punti, il Levante è primo a 23. Qui mi sento a mio agio”. Idee chiare: “Gioco in B spagnola, certo. Ma il campionato è molto difficile. Si gioca palla a terra, veloci”. Perea sembra contento, felice. Prova a ripartire. Male l’anno scorso: “Tornassi indietro non andrei in Francia”. Troyes retrocesso, solo 13 presenze per il Coco: “C’erano alcuni problemi, qualche casino, tante situazioni che non andavano bene. Io ero in prestito secco, ad un certo punto hanno deciso di non farmi giocare più. Alla prima partita da titolare ho segnato, contro il Lille in Coppa di Lega”.

Soddisfazioni? Giusto qualcuna: “Ho giocato contro Tiago Silva, è fortissimo. Come Ibrahimovic, Cavani…”. Quest’ultimo legato alla vita di Perea: “Tare mi definì il nuovo Edinson, mi ha fatto piacere. Ma se non gioco come posso dimostrarlo?”. Stilettate alla Lazio: “Quando firmai ero contentissimo. Arrivai in una squadra forte, storica, internazionale. Volevo dimostrare di essere all’altezza”. Un buon inizio, poi il buio: “Sono andato in prestito a Perugia, poi sono tornato e non ho più giocato”. Ma le amicizie son rimaste: “Keita e Felipe sono come fratelli”. Anche gli esempi: “Klose era unico, un leader silenzioso. Parlava poco, ma quando parlava tutti lo ascoltavano. Ti diceva cosa fare, come muoverti. Invogliava la squadra a migliorare, un referente”. E l’Italia? “Voglio dimostrare che posso giocare in Serie A. Se la Lazio mi avesse dato la possibilità di giocare avrei potuto far bene, ma non è andata così”. Deluso? “E’ normale, non giocavo…”. Ora riparte, però. Col Lugo che punta la Liga di Messi&Ronaldo. Sogna. Stavolta, con un “romano” in più. “Lugo? ‘Ndo sta?”. Secondo in Galizia. “Mica poco”.

Francesco Pietrella

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