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Passione infinita. L’Atalanta, sogno di un popolo intero

Una storia incredibile, per questo bellissima. L’Atalanta, provinciale senza scrupoli, capace di diventare la prima squadra italiana a segnare cinque gol in trasferta ad una inglese. Chi lo avrebbe mai detto. Qualificata con una giornata d’anticipo ai sedicesimi di finale, in un girone con Everton e Olympique Lione. “Sono spacciati”, si diceva. Errore.

Un sogno, un’emozione indimenticabile. Ma come si può spiegare? Cos’è l’Atalanta? Solo calcio, ma per questo anche vita. Lavoro e sudore. Fatica. Per raggiungere un risultato impossibile da da prevedere.

L’Atalanta è Gasperini, uno che a Bergamo (forse) non doveva nemmeno arrivare. Poi saltò la trattativa con Maran e la società affidò la panchina all’ex allenatore di Genoa e Inter. A posteriori una scelta geniale, ma imprevedibile. Lui che a Milano aveva fallito, una pioggia di critiche: “Non è adatto ad una big”. Lui che ha vissuto l’esperienza Zamparini, esonerato e poi richiamato nell’arco della stessa stagione. Lui che ieri sera si è lasciato andare: “E’ stata la notte più bella della mia carriera”.

L’Atalanta è Cristante. “Non è forte, sopravvalutato”. Quante volte lo avrete sentito dire. Invece no. Dal gennaio scorso si è calato alla perfezione nell’ambiente nerazzurro, ieri una doppietta. E’ il capocannoniere della squadra con quattro gol segnati in campionato e tre in Europa League. Un giocatore totalmente rinato. L’Atalanta è Masiello, che dopo la squalifica per calcioscommesse si è rimesso in gioco, lavorando a testa bassa per un sogno comune.

L’Atalanta è Papu Gomez, geniale trascinatore. E’ il settore giovanile, con Caldara fiore all’occhiello. E’ la garra sudamericana di Toloi e Palomino, l’esperienza di Ilicic e Kurtic. La corsa infinita di de Roon, Hateboer, Gosens, Castagne. E’ la forza di Petagna e Cornelius, la voglia di stupire di Orsolini, Vido, Bastoni e Melegoni.

Ma l’Atalanta è soprattutto la passione infinita di un popolo. In tremilacinquecento hanno invaso la città di Liverpool. Dieci charter partiti la mattina da Malpensa e Orio Al Serio, verso il John Lennon Airport. Poi ben quarantatré pullman li hanno trasportati verso lo stadio. Ragazzi, pensionati, padri di famiglia. Di ogni età. C’è chi ha preso giornate di ferie, chi a scuola non ci è andato. Non si può mancare in una giornata così. Un coro continuo, oltre il novantesimo. Con Goodison Park che sembra tremare.

Con quello striscione che portano ovunque: “Bergamo”. Un legame indissolubile tra squadra, popolo e città. Solo in pochi – le richieste per i biglietti erano superiori a diecimila – possono dire “io c’ero”, raccontandolo un giorno ai nipoti. Perché l’Atalanta è una passione che si tramanda di padre in figlio. Di generazione in generazione. Sono notti magiche che resteranno nella storia del club. “La notte di Liverpool”. Ed è già nostalgia.

Ma non è finita qui. Ora c’è il Lione a Reggio Emilia. Poi il sorteggio verso i sedicesimi di finale. Per un’altra invasione nerazzurra.

Carlo Canavesi

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