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Paolo Cannavaro racconta la ‘sua’ Cina: “E’ un mondo da vivere e io ci sto bene. Da aspirante allenatore mi ispiro a Di Francesco”

E’ un mondo da vivere e io ci sto bene”. Inizia così il racconto di Paolo Cannavaro della sua nuova esperienza in Cina. Fino a qualche mese fa era ancora un difensore in attività, oggi si è ritrovato catapultato in un ruolo e in un mondo diversi: “Sono in una metropoli e a uno come me a cui piace, non può che far piacere. Poi la città sembra quasi occidentale”. Si è già adattato al nuovo stile di vita Cannavaro, ma in Italia ha lasciato i suoi affetti, primi fra tutti i due figli, che stanno provando a ripercorrere le orme del papà: “I problemi di questa nuova avventura? Troppe ore di volo dall’Italia -Ha raccontato l’ex Sassuolo in un’intervista al Corriere dello Sport – e non appena ho avuto un po’ di tempo, tre giorni appena, sono venuto dai miei figli: i due maschi, Manuel e Adrian, vogliono provare a fare ciò che è riuscito al loro papà giocano nelle giovanili del Sassuolo, uno negli Allievi e l’altro nei Giovanissimi, e sono lì con mia moglie. Sofia è qui con me, ma a settembre mi raggiunge anche mia moglie. Il calcio in Cina? Qui c’è un’organizzazione spaventosamente efficiente e progetti di espansione che vengono espressi con le idee. Un’atmosfera da favola, un rispetto assoluto e un fascino che ti conquista. I progressi sono enormi e si lavora in proiezione futura. Ci sono le condizioni per avvicinarsi in fretta alle più consolidate realtà. “.

Dal campo alla panchina del Guangzhou Evergrande nel giro di pochi mesi. Da difensore ad aiuto allenatore al fianco del fratello Fabio. Una rivoluzione che non ha però spaventato Paolo: “Io sono un privilegiato, come tutti quelli che hanno avuto la possibilità di poter fare i calciatori ad un certo livello. Non si può parlare di pressioni, non noi. A me è stata concessa questa full immersion in un Paese straordinario in un calcio che sta esplodendo. Mio fratello Fabio? Vediamo il calcio alla stessa maniera: anzi, per dirla tutta, lui la vede come me…Sono qua per imparare al suo fianco, con umiltà. Il modulo di riferimento? Penso il 4-3-3. Mi porto molte cose di Eusebio Di Francesco. Il principio suo che ho fatto mio: attaccare sempre, quando si può ovviamente. Se siamo ottimisti? Fiduciosi. Perché il club ha messo Fabio nelle condizioni migliori. I ragazzi sono volenterosi, seri e di professionalità elevata. Al Guangzhou Evergrande crediamo in qualcosa di serio, di grande. Noi ci crediamo e pure i ragazzi e i dirigenti”.

Redazione

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