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Pachuca, la rinascita di Honda: nuovo “golazo” per l’ex Milan. E sono 10 in 7 mesi…

“La mia nuova sfida…”. Altro “golazo”, altra rivincita per Keisuke Honda, anche se il suo Pachuca alla fine perde in casa con il Monarcas: tra campionato e coppe siamo arrivati a 10 in appena 7 mesi. L’ex fantasista dei milanesi è rinato in Messico dopo l’addio al veleno alla maglia rossonera: appena otto presenze e un gol nella stagione 2016-2017, l’ultima a passata a Milanello. Poi lo svincolo e la scelta Messico, senza nessuna chiamata per il rinnovo. Lontano quell’8 gennaio 2014, quando Adriano Galliani presentò Honda al popolo rossonero: “Mai vista tanta gente all’aeroporto, meglio anche di Ronaldinho“. Nell’autunno 2014 arrivarono sei gol in sette partite, poi la luce del Sol Levante si spense lentamente.

A giugno i saluti, con Honda, che lascia l’Italia e l’Europa dopo tre stagioni e mezzo: 81 presenze in Serie A con 9 reti, 92 totali con 11 gol. Andrà a “svernare” in Mls? Scartata l’ipotesi Seattle, Honda sceglie il più duro campionato messicano, “la nuova sfida”. Si sa, un samurai non si arrende facilmente, non era ancora tempo di riporre la spada nel fodero e godersi il riposo. A 31 anni Keisuke ha ancora tanto da dare e lo dimostra subito. Debutto in Liga Mx il 23 agosto, Honda ci mette appena 32 minuti ad andare a segno: sinistro e si gonfia la rete. Il nove novembre il trionfo in finale di Coppa del Messico, 4 a 0 al Tijuana, con Keisuke che non poteva rimanere semplice comparsa. Honda prende palla a centrocampo e parte in progressione, dribbla due avversari con un rapido gioco di gambe, e poi batte il portiere del Tijuana di sinistro, il suo piede preferito: gol spettacolare, simbolo del suo potenziale.

Ieri l’ultima marcatura con la specialità della casa, i calci di punizione. Uno stile tutto nipponico, il mukaiten: colpo di collo interno a effetto, con il pallone che gira verso l’esterno. Probabilmente il suo rendimento non porterà rimpianti tra i tifosi rossoneri, ma certamente Honda non era il calciatore visto nell’ultimo, triste, periodo rossonero.

Francesco Caruso

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