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Neymar nel destino, i record e l’idolo Totti: a tutto Gabigol, un garoto de ouro per la Juve

Garoto de ouro. Tre parole, una garanzia: in Brasile c’è la mania dei soprannomi, se chiedete di Gabriel Barbosa vi risponderanno così, il ragazzino d’oro, la pepita di Vila Belmiro. Casa Santos, l’Olimpo che fu di Pelé ed è diventato il trampolino di lancio per gente come Robinho e Neymar. Poi, lui, Gabriel Barbosa, chiamatelo Gabigol altrimenti rischiano quasi di non riconoscerlo neanche. Il nomignolo dice tutto, questo ragazzino classe 1996 fa l’attaccante, una prima punta più moderna che mai: mobile come pochi, corre e si sbatte per la squadra, sa allargarsi e ‘ronzare’ attorno a un centravanti puro. Soprattutto, vede la porta con una cattiveria fuori dal normale. Buono a sapersi, perché in Europa non perdonano.

E dall’altra parte del mondo il primo a notarlo è il Barça, due anni fa, opzione non esercitata; poi i sondaggi del Milan nella scorsa estate, il tentativo del Benfica, la telefonata del Borussia Dortmund con tanto di offerta qualche mese fa, adesso per Gabigol si è mossa seriamente la Juventus. I contatti con gli agenti, l’ok di papà Valdomiro, lavori in corso col Santos per aprire una trattativa delicata e non semplice, trattare da quelle parti con un cartellino frazionato e presidenti euforici mai diventerà una passeggiata. Eppure, il ragazzo vale lo sforzo da 18 milioni con cui la Juve si siederà al tavolo: da quando ha compiuto 18 anni, Gabigol porta la maglia numero 10 del Santos sulle spalle. Un’eredità niente male quella del suo idolo Neymar, basta nominarlo e gli occhi di Gabriel s’illuminano come quelli di un’intera generazione brasiliana.

La sua missione è non farlo rimpiangere, ha fatto di tutto per riuscirci: da quel debutto nel gennaio del 2013 sembra passata una vita. Da allora, in totale, più di 150 partite giocate con la maglia del Santos e un bottino di 55 gol segnati. Mica male alla sua età, vero? Tanto che Gabigol conquista la Seleçao, prima quella Sub20 poi addirittura la chiamata di Dunga per l’ultima Copa America… proprio al posto dell’assente Neymar, segno del destino. Trova spazio alla fine, un gol segnato, primo bacio perché quella maglia verdeoro è il suo futuro. Dalle prossime Olimpiadi. E per lui c’è già un posticino nella storia del Santos, da capocannoniere in Copa do Brasil sorpassando i 13 gol di Neymar, tanto per cambiare.

Unico idolo? No, anzi. Da piccolo, Gabigol impazzisce per Francesco Totti. Oggi è grande amico di Felipe Anderson, un altro gioiellino cresciuto da quelle parti, di sicuro un sms sull’Italia se lo saranno scambiato. Anche perché il paragone per Gabigol sin da bambino è sempre stato col primo Adriano, fisico e potenza con la benedizione del piede mancino. Ma Gabigol è più mobile, umile, affamato. Sin da quando il Santos lo ha scoperto in un campetto di futsal all’età di nove anni nella maniera più normale: Gabriel è tifoso del Peixe, eppure gioca per il San Paolo e devasta la sua squadra del cuore. Il Santos risponde portandolo subito a firmare il contratto. Nelle giovanili – prima di decollare tra i grandi – fa il fenomeno, voci dal Brasile raccontano che a 13 anni avesse ricevuto l’offerta dell’Inter pee prenotarlo quando sarebbe stato maggiorenne, Gabigol ai giornalisti l’ha confermato senza problemi. Ma preferiva aspettare e crescere al Santos, casa sua. Oggi è solo un retroscena del passato. Il presente si chiama Juventus: lo vuole per davvero, quel ragazzino col poster di Totti e Neymar nel destino. Niente è impossibile per un garoto de ouro.

Fabrizio Romano

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