Nec Nijmegen (Imago)
Dal tandem nipponico al sogno Champions. Alla scoperta del sogno Nec Nijmegen, club olandese attualmente al terzo posto in classifica.
PSV, Feyenoord e il sorprendente Nec Nijmegen. Chi lo avrebbe mai detto che momentaneamente sul terzo gradino del podio dell’Eredivisie ci sarebbe stato il piccolo club situato nella meravigliosa città di Nimega, a pochi chilometri dalla Germania. Il valore della rosa non supera i 40 milioni. La squadra è multietnica e ha l’obiettivo di provare quantomeno a centrare una salvezza tranquilla e dare continuità alle ottime stagioni dopo il ritorno nella massima serie olandese nel 2020-21.
Il presente dice che il Nec può addirittura sognare la Champions League, e a testimoniarlo sono i risultati ottenuti finora come ad esempio il doppio successo contro l’Az Alkmaar, il pareggio contro l’Ajax e la vittoria in casa del Feyenoord per 4-2 firmata da Kento Shiogai, stellina del calcio giapponese classe 2005 che qualche settimana fa è stata acquistata dal Wolfsburg.
Ben 38 punti in classifica, frutto anche della capacità dell’allenatore Dick Schreuder di mettere insieme e valorizzare al meglio la propria squadra. Un mix di gioventù, esperienza e vecchie conoscenze anche della nostra Serie A come ad esempio Bram Nuytinck e Thomas Ouwejan, entrambi ex Udinese. Il punto di riferimento, però, è sicuramente Koki Ogawa, attaccante giapponese e capocannoniere del Nec con 7 gol.
Una squadra con un’identità ben chiara basata sulla costruzione dal basso, possesso palla e attacco. Schreuder opta per un 3-4-2-1, con i due esterni che offrono tanta spinta sulle fasce. Buona parte dello sviluppo passa principalmente dai centrali e dal regista per cercare spazi tra le linee. Dal turco Ahmetcan Kaplan al centrocampista Kodai Sano, fino alla qualità sulla trequarti offerta da Noe Lebreton e Tjarron Chery che a 37 anni è tra i punti fermi di Schreuder. Un mix e un sistema che per adesso stanno dando i frutti.
Il Nec, nato per iniziativa di operai e lavoratori della parte bassa della città, per un lungo periodo è stato preso in giro con il soprannome “Nooit eerste classer” (“mai in prima classe”), perché non riusciva a raggiungere la massima divisione olandese nonostante vincesse spesso i campionati minori.
Lo storico Goffertstadion, casa del Nec, è stato costruito da migliaia di volontari e disoccupati che all’epoca spostarono enormi quantità di terra a mano. Per questo motivo i tifosi lo chiamano affettuosamente “De Bloedkuul”, cioè la fossa di sangue, per lo sforzo fisico e la sudorazione che richiese. Un impianto che ha spesso ospitato anche gli storici rivali del Vitesse nell’accesissimo “Gelderse Derby”. La rivalità risale alle città di Nijmegen e Arnhem ma anche in calciatori di un certo calibro come ad esempio Guus Hiddink che ha indossato la maglia del Nec negli anni ottanta.
Il Nec continua a correre verso l’Europa, ma il club olandese ha già avuto modo di assaporare questa atmosfera nel corso della propria storia grazie alla partecipazione in Coppa delle Coppe nel 1983-84 e alle due in Coppa UEFA nel 2003-04 e 2008-09. Nella sua prima storica avventura europea, il Nec è arrivato fino al secondo turno di Coppa UEFA dopo aver eliminato i norvegesi del Brann, salvo poi abbandonare la competizione contro il Barcellona di Maradona, vincitore per 3-2 in Olanda e per 2-0 al Camp Nou.
Sapete che in Italia abbiamo avuto modo di conoscere il Nec? Precisamente nella Coppa UEFA 2008-09, quando gli olandesi riuscirono a qualificarsi ai sedicesimi di finale nonostante la presenza di Tottenham e Udinese nel girone. Il Nec, all’epoca allenato da Mario Been e che a centrocampo presentava un giovanissimo Lasse Schöne, s’impose per 2-0 grazie ai gol di John e Van Beukering. L’avventura terminò proprio ai sedicesimi, con l’Amburgo che nel doppio confronto dimostrò tutta la sua superiorità. Quella contro i tedeschi ha rappresentato l’ultima spedizione europea del Nec: riusciranno gli olandesi a coronare il sogno di ritornare tra le grandi d’Europa?
A cura di Gerardo Guariglia
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