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Nagelsmann, come vincere a 29 anni

Julian Nagelsmann è un fenomeno, inteso come qualcosa di oggettivamente straordinario. A 28 anni è stato capace di raccogliere le ceneri dell’Hoffenheim, dopo l’esonero di Gisdol, e completare in poco tempo una rimonta incredibile, fino alla salvezza; a 29, invece, la sua squadra è l’unica insieme al RB Leipzig ancora imbattuta in Bundesliga. Pochi segreti e tante idee, elaborate proprio dal giorno del suo addio al calcio, da giovanissimo, per diversi problemi legati agli infortuni. Ha giocato (anche contro Sandro Wagner, oggi suo attaccante) e oggi fa giocare, fin troppo bene. La vittoria per 4-0 sul Colonia, una delle sorprese del campionato, certifica – se ancora ce ne fosse il bisogno – la definitiva affermazione del più giovane di sempre su una panchina tedesca, quarto in classifica dopo 13 giornate.

Il percorso del Nagelsmann di Bundesliga è stato del tutto regolare: concetti chiari da subito, nonostante solo un anno fa ci fosse semplicemente la necessità di portare a casa punti, non tanto di giocare bene. Era un Hoffenheim disfatto, quello, troppo devoto al gioco offensivo un po’ pazzo che stava portando Gisdol all’autodistruzione. Julian avrebbe dovuto cominciare a giugno, ma l’emergenza ha obbligato la società a sceglierlo da subito. Che rischio, ma – a posteriori – che risultato. Mai snaturato, con una personalità fuori dal comune: in rosa cinque giocatori sono più vecchi di lui, ciononostante il gruppo sembra aver addirittura giovato del poco gap di età rispetto al proprio allenatore.

Tim Wiese, oggi lottatore in WWE, lo ha definito “mini-Mourinho“, ma del gioco del portoghese non ha probabilmente nulla. Anzi: proprio nulla. L’idea di base di Nagelsmann è lavorare con i giovani, e in questo specifico l’Hoffenheim ha potuto offrirgli una delle migliori condizioni di lavoro di tutta la Germania. Tatticamente, oggi, si è anche evoluto: è uno dei pochi in Bundesliga che gioca con la difesa a tre, cosa per nulla scontata in un calcio che alla tattica non ha mai badato più di tanto. In più due esterni di spinta che lavorano sodo grazie a un metronomo, Rudy, capace di gestire con esperienza da veterano il centrocampo.

Poi, fantasia: Kramaric, Zuber, Amiri, Demirbay, giovani di corsa e qualità al servizio di Sandro Wagner, spilungone arrivato in estate su cui ruota tutto l’attacco. Idee semplici, mentalità offensiva sorretta però da una difesa sorprendentemente preparata, guidata da Vogt, un ex centrocampista, Hübner, una delle rivelazioni dell’Ingolstadt nell’ultima stagione, e Süle, giovanissimo talento già nel giro della nazionale. Un gruppo completo, organizzato da una mente rivoluzionaria. Un po’ The Young Pope, se vogliamo. Nagelsmann ha ribaltato ogni prospettiva e ora il suo Hoffenheim vola in Bundesliga.

Redazione

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