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4214 giorni dopo Mourinho ritrova la sua Inter

Facciamo un viaggio indietro nel tempo. Immaginate che il 22 maggio del 2010, appena dopo la vittoria della Champions League dell‘Inter, qualcuno dal futuro vi avesse mostrato una foto di José Mourinho con addosso una maglia della Roma. Che tu fossi stato un tifoso interista o un appassionato di calcio, avresti comunque fatto fatica a crederci.

In quella serata al Bernabeu Mou aveva completato la sua opera con i nerazzurri: il Triplete. Un’escalation che era proprio cominciata nella capitale, quando 17 giorni prima all’Olimpico Zanetti alzava la Coppa Italia dopo aver battutto la Roma in finale.

Quegli stessi giallorossi che avrebbero potuto cambiare il corso della storia, se non fosse stato per quelle due sconfitte decisive contro la Sampdoria in campionato e all’ultimo atto in coppa. La squadra di Claudio Ranieri era stata le nemesi per eccellenza di quella dello Special One in quella stagione. E se le cose fossero andate diversamente, forse oggi Mourinho non sarebbe nemmeno ricordato per i suoi trionfi in Italia. 

Sì, perchè dopo Madrid e le lacrime con Materazzi, Mourinho ha girato l’Europa per provare a ripetere quanto fatto vedere a Milano. Dal Real fino all’ultima esperienza al Tottenham, l’allenatore portoghese forse non è mai stato amato quanto lo era stato all’Inter. Un amore così forte che il destino stesso aveva deciso di non rovinare mai, almeno fino ad oggi. In 11 anni di calcio mai gli era capitato di tornare ad affrontare il passato che più l’aveva definito come leader iconico nei libri e nei film che parlano di pallone

Eppure, 4214 (4+2+1+4= 11) giorni dopo l’ultima partita con l’Inter, ecco che Mourinho si troverà di fronte ai quei colori che più gli sono rimasti nel sangue, il nero e l’azzurro. Ironia della sorte, siederà da avversario sulla panchina di quella squadra che un decennio fa avrebbe potuto cancellare quello che oggi è la sua storia e il suo presente: la cosa più emotiva per un essere umano è il ricordo. Nessuna conferenza stampa prima della partita, come quando si rivede un vecchio amico dopo tanto tempo: non servono parole, basta uno sguardo.

 

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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