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Roma, Mourinho: “Pensate che Dybala sarebbe qui se avesse una storia clinica diversa?”

Dopo la sconfitta arrivata a San Siro contro l’Inter, la Roma cerca la reazione. I giallorossi lo faranno all’Olimpico, dove arriva il Lecce per l’undicesima giornata di Serie A. In vista del match, José Mourinho ha parlato in conferenza stampa. 

Mourinho: “Dybala non sarebbe qua se avesse una storia clinica diversa”

L’allenatore ha cominciato tornando sul match perso contro l‘Inter: “Non voglio entrare nel pieno della critica. Quando dici che se mancano cinque titolari non sono tanti io dico il contrario. Ogni squadra, dalla Juventus all’Inter, hanno dei cambi. Quando mancano a noi non li abbiamo. Quando esiste una storia clinica dietro un giocatore la situazione si complica. Bale è stato tra i migliori per cinque anni, la sua storia clinicia non gli permetteva di essere a disposizione con continuità. E quando non giocava lui, ce n’erano altri. La Roma non ce li ha, ci sono diversi giocatori con una storia clinica. Ma sono felice di averli. Dybala non sarebbe qua se non avesse una storia clinica”.

  

“Dopo l’Inter ero soddisfatto con i ragazzi e con me stesso”

Mourinho ha proseguito parlando dei suoi giocatori e della situazione infortuni. “Non pensavo di venire qui oggi per parlare di questo argomento. Io lavoro sempre al massimo, per questo non voglio entrare nelle critiche. Sono molto esigente con me stesso, la cosa peggiore per me è non essere soddisfatto con me stesso. Quando sento questo tipo di frustrazione per me è un sentimento difficile da sopportare. Dopo l’Inter non avevo questo sentimento, abbiamo giocato al massimo delle nostre potenzialità e ci è mancato un po’ di fortuna in certi episodi. Ero soddisfatto con me stesso e con i ragazzi, poi abbiamo analizzato gli errori. Contro il Lecce cercheremo di tornare a vincere”. 

 

Roma, Mourinho: “Alibi? Nasce dopo le partite, parlo del calendario da inizio stagione”

 Infine, l’allenatore giallorosso ha concluso parlando del calendario: “La parola alibi si utilizza quando si perde, a fine partita. Io capisco che nel calcio c’è tanta gente che è arrivata con il paracadute. Non è il loro mondo, non lo conoscono. Vengono per status, per l’abito bello. Devi rispettare queste persone per il suo status, ma non ne vale la pena commentare queste cose. E’ come se parlassi di fisica atomica o di produzione cinematografica. Noi dobbiamo rispettare queste persone. Non sanno cosa significa giocare ogni tre giorni e accumulare energie. Oppure lo sanno e fanno finta di niente, questo sarebbe grave. Chi viene dal calcio conosce queste situazioni, il viaggio, l’albergo, il recupero. Per me l’alibi si utilizza dopo le partite, io parlo di queste cose dall’inizio del campionato. Se ogni volta l’Olimpico fischia l’inno della Lega un motivo ci sarà, non sono stupidi i tifosi”.

 

 

 

 

Redazione

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