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Monopoli, il volo di Genchi: “Ci godiamo la vetta, ma puntiamo alla salvezza”

Cinque reti in 6 partite, come mai sino ad ora tra i professionisti. Giuseppe Genchi riassume nel migliore dei modi lo spirito del Monopoli dei record in questo avvio di stagione: in provincia di Bari si sogna a occhi aperti, complice la vetta acquisita nel girone C e l’imbattibilità della formazione allenata da Massimiliano Tangorra. Lo ammette anche lo stesso attaccante classe 1985, definito come “l’incarnazione dello spirito richiesto alla squadra” dal suo allenatore e dal direttore sportivo Pelliccioni: “Sono onorato di questo –spiega l’attaccante nato a Bari nella Città Vecchia, vicino alla Cattedrale- nelle mie caratteristiche c’è stata sempre la voglia di dare tanto per i miei compagni di squadra: a Monopoli si sta notando di più perché prima ho giocato sempre in club che puntavano alla vittoria del campionato. Qui giochiamo tutti per darci una mano, come ci chiede l’allenatore: guai se ci dovesse mancare tutto questo”. Medaglietta sul petto, quella di migliore difesa d’Italia dopo il Renate: “Merito di tutti e di una ricetta semplice –sorride Genchi- la difesa parte da noi attaccanti, solo così possiamo giocare dietro la linea della palla e ripartire. Il mister ha fatto un grandissimo lavoro di preparazione su di noi in estate. Bisogna solo continuare così”.

Figlio di operai, cresciuto nel cuore della città vecchia dando calci a un pallone: “Giocavo con la porticina –ricorda- dopo una prima fase nel Bari all’inizio mi ha lasciato andare, e quindi ho giocato nella squadra del mio quartiere, poi si è ricreduto e mi ha ripreso in Primavera”. Lì ha avuto il via una carriera passata per Giulianova, Manfredonia, Carpi, Chieti, Matera, Nardò, Casarano, Ancona, Bisceglie, Termoli, Terracina e Taranto.. Fino all’arrivo tra i professionisti, forse tardivo: “Queste parole me le hanno detti in tanti, io so che errori ho fatto e si tratta di piccolezze a livello caratteriale che nel calcio diventano grandi problemi. Potevo arrivare prima in questa categoria, è vero. Prima ero più stravagante –ricorda l’attaccante- mi piaceva molto stare tra gli amici. Da Ancona in poi, superati i 25 anni, ho compreso gli errori commessi, ho capito che l’allenamento più importante è il riposo”. I rimpianti toccano anche ex compagni: “Ho giocato con Vincenzo Sarno 11 anni fa a Giulianova, era giovanissimo e fortissimo. Credevo che sarebbe arrivato in serie A ad occhi chiusi, ora vedo che è a Foggia ma non sta giocando. Questo mi stupisce, ha dei mezzi tecnici e un passo pazzeschi”. Volare basso è la ricetta: del Monopoli e di Genchi. Missione non semplice per chi è cresciuto sulle tracce di Cassano e battendo il Lecce Primavera di Pellè. “Altri tempi” ricorda. In campo si ispira a “Cavani e Morata”, anche se da giovane il cuore “era rossonero, mi piacevano il Milan e Shevchenko”. Ora tocca a lui fare da chioccia e talent scout in campo: “Chi consiglio nel Monopoli? Mavretic, è un classe 1998 alla seconda stagione con noi: ha qualità incredibili, come tocco di palla e dribbling, che lo porteranno su”.

L’attualità vede il Gabbiano davanti a tutti, con 14 punti: “Il nostro è un avvio inaspettato –tiene alta l’attenzione del gruppo- per me e per la squadra. Puntiamo principalmente alla salvezza, prima raggiungiamo la quota salvezza e poi possiamo pensare ad altri obiettivi, con il morale alto”. A partire dal Catania, prossimo avversario: “Si tratta di una delle formazioni più attrezzate della categoria, in un campionato nel quale quest’anno il livello medio si è alzato. Penso a formazioni come Lecce, Trapani e Juve Stabia. Giocheremo davanti a 10mila spettatori e non sarà semplice: noi dovremo essere bravi a soffrire e non patire le pressioni. I punti che abbiamo in classifica possono aiutarci a giocare con maggiore tranquillità. Anche un pareggio potrebbe andarci bene”. Con un obiettivo nel mirino: a 10 reti stagionali porterà a cena la squadra. “Non ci pensiamo –ride Genchi- guardiamo a una salvezza tranquilla, poi si creano obiettivi come i playoff a nove squadre”.

Luca Guerra

Nato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, mi piace rompere gli schemi dell'informazione. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista, scrivo quando e in ogni modo possibile: il sedile di un treno o il banco di un fast-food sono ottime scrivanie alternative. Il giornalismo la passione di una vita, il calcio come stella polare di questa passione.

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