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Milan | La volontà di non cambiare da un lato, tre punti obbligatori con il Genoa dall’altro: il futuro rossonero è quantomai legato al presente

Tempo di riflessioni. Naturali e doverose, tra campo e soprattutto panchina: lì dove tutto, secondo i piani, avrebbe dovuto passo dopo passo funzionare. E dove invece il Milan, dopo otto giornate di campionato e la chiusura del girone di andata di Europa League, continua a stentare, soprattutto nell’ultimo mese: la prima, pesante crepa nel 4-1 subìto a Roma dalla Lazio e lo 0-0 di ieri sera contro l’AEK Atene a rappresentare punto d’avvio e continuazione di un momento grigio, al pari dell’aspetto metereologico odierno dalle parti di Milanello. Con la squadra di Montella ancora pienamente alla ricerca di un’identità, smarrita improvvisamente già di fronte alle prime difficoltà emerse.

Una la soluzione societaria scelta, nel dialogo scaturito post gara di ieri sera in Europa League: compattezza e continuità, sommata ad un’unione di intenti da cercare di portare avanti più che mai. Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli non hanno, almeno per il momento, intenzione di cambiare: guida tecnica ancora nelle mani di Montella nella piena speranza di svoltare, sbloccando mentalmente, emotivamente e tatticamente un gruppo in evidente stato confusionario, arrivando in fondo insieme sino a fine stagione. E vicinanza e dialogo siano, dopo l’ennesima serata negativa vissuta ieri: pranzo odierno tra il ds rossonero e l’allenatore (secondo quanto riferito da Peppe Di Stefano per Sky Sport) fissato attorno alle 14 a Milanello per fare un nuovo punto della situazione, con la questione modulo tra i possibili argomenti dibattuti.

Dal 4-3-3 al 3-5-2: cambiare, in base anche agli acquisti effettuati, poteva risultare ipotesi assolutamente plausibile. Con qualche modifica in più, tuttavia: perchè se Bonucci risulta elemento maggiormente congeniale per una difesa a tre, Biglia (in Seleccion) e Kessié (all’Atalanta) figurano al contempo abili ad esprimersi bene in una mediana a due, affiancati da due esterni a tutta fascia come Rodriguez e Conti (almeno nel piano iniziale ed ora rimpiazzato da Borini). Uno o (più presumibilmente) due trequartisti in campo, larghi per un 3-4-3 o più accentrati in un 3-4-2-1, consentono a Montella di usufruire delle solite qualità di Bonaventura (o Calhanoglu, ancora sottotono) e Suso in appoggio alla prima punta: esperimento solo brevemente tentato al momento e mai più ripetuto, a favore dello schieramento (tra derby, Rijeka, Roma ed AEK) di una doppia punta, senza tuttavia un elemento in grado di rifinire centralmente (3-4-1-2) dietro i due attaccanti.

Un 3-4-?, insomma, che attualmente pare ancora lontano da una definitiva soluzione, sin dal 10 settembre scorso: le ipotesi per far rendere nella miglior maniera possibile il Milan esistono, ma tra continue rivoluzioni nella formazione ed evidenti difficoltà nell’adattamento e a livello mentale palesate da tanti interpreti tutto appare, ancora, in alto mare. L’idea di Fassone e Mirabelli resta la stessa, con la volontà di arrivare fino in fondo in campionato insieme a chi, il 30 maggio scorso, rinnovava il proprio contratto con il club rossonero sino al 2019: ma la macchia nera su un gioco ed una classifica che al momento piangono, con 10 punti di ritardo dall’Inter e 7 dalla zona Champions, non può non risultare poco evidente o possibilmente decisiva. E battere il Genoa, nell’immediato, figura come unica soluzione per tentare di ottenere risposte finalmente convincenti. Proprio a partire da domenica…

Simone Nobilini

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