Sinisa Mihajlovic è un duro. Lo è stato in campo, lo è in panchina e anche fuori, dove si è battuto con tutto se stesso contro la leucemia: "Il 29 ottobre ha segnato un anno dal trapianto. Ho fatto gli accertamenti e i valori sono perfetti. Sto bene", ha spiegato nello studio di Domenica In, dove è stato ospite per presentare il suo libro "La partita della vita", in vendita dal 12 novembre.
L'allenatore del Bologna si è poi commosso. Non ricordando la malattia, ma suo padre. E' successo quando la band del programma ha intonato la canzone preferita del genitore: "L'unico rimpianto della mia vita è legato a lui – ha sottolineato – non l'ho potuto vedere nell'ultimo giorno della sua vita perché avevo promesso ai miei due figli di portarli a Madrid a vedere la finale di Champions dell'Inter. E allora ogni giorno quando penso a lui bevo due bicchieri di grappa".
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Parlando della malattia, Mihajlovic ha sottolineato quanto i messaggi ricevuti siano stati importanti per la sua lotta personale: "L'affetto di tutti i tifosi, compresi quelli che in un certo senso mi odiavano, mi ha dato moltissima forza. Ho pensato che non potevo deludere tutte quelle persone. Avevo tanta paura, però il coraggio era di più della paura. Non ho mai pensato di non poter vincere contro la leucemia".
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