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Mihajlovic e il Bologna: una storia di coraggio

Nessuno di noi può pensare di essere invincibile e indistruttibile. In un momento ti cambia tutto“. Eppure, quando l’abbiamo visto per la prima volta su una panchina di Serie A, non l’avremmo mai pensato. Sinisa Mihajlovic aveva cominciato la sua seconda vita nel pallone proprio con i rossoblù da allenatore.

Carismatico, senza peli sulla lingua e a tratti quasi intimidatorio. Sinisa ci aveva abituati così sui campi di Serie A e non c’erano dubbi che potesse fare la stessa cosa in un altro ruolo. D’altronde, uno come lui di vite ne aveva già vissute tante: la guerra durante l’infanzia l’ha forgiato facendolo diventare l’uomo che conosciamo oggi. A Bologna, però, ha combattuto (e sta combattendo) una battaglia ancora più importante.

Nel 2009 aveva preso una squadra debole e grazie a venti punti ottenuti in sei mesi l’aveva aiutata ad arrivare alla salvezza senza finire la stagione e nel 2019 è ritornato con lo stesso obiettivo: risollevare una squadra senza un’anima. Mai si sarebbe aspettato che da lì a poco i ruoli si sarebbero invertiti. A luglio dello stesso anno è iniziata una quarta vita per Sinisa: la guerra, il calcio, la panchina e la malattia Ho la leucemia. Quando l’ho scoperto ho avuto bisogno di due giorni per riprendermi. Vincerò questa battaglia per me, per mia moglie, i miei figli, per chi mi vuole bene“.

 

Sinisa Mihajlovic, forse per la prima volta, è sembrato debole. Occhio al verbo, sembrare. L’allenatore la malattia l’ha presa di petto, in tutti i sensi. Dopo appena un mese e mezzo dall’annuncio, nel pieno delle cure, si è presentato sulla panchina rossoblù alla prima di giornata di campionato. Il calore di famiglia, amici e conoscenti è stato lo stesso che il Bologna ha avuto per lui: a poche settimane dal rinnovo Sabatini e la società gli sono stati vicini, senza cercare nessun altro profilo per il Bologna.

Dopo tre anni, a marzo 2022, la malattia è tornata più aggressiva: Il Bologna è stato ancora al suo fianco, anche quando era lontano, e nulla è cambiato, anzi. Da fine marzo fino alla fine della stagione il Bologna è stata sconfitto solo 2 volte, terminando al 13° posto in classifica. La società gli aveva affidato le chiavi della panchina anche per quest’annata: tra controlli e visite per la malattia, è sempre stato presente al campo di allenamento. Un avanti e indietro che si è fermato oggi, dopo un inizio a rilento in campionato. Il Bologna ha esonerato Mihajlovic probabilmente nel momento meno difficile degli ultimi tre anni e mezzo: scelta senza dubbio dolorosa ma che rende comunque onore ad entrambi in una delle storie più belle (e indistruttibili) del nostro calcio.

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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