Aveva dato una bella lezione a tanti, Sinisa. Un bel messaggio. Avevamo sempre cercato di evitare la retorica, anche quando, di nuovo, si era dovuto fermare per tornare più forte di prima. Perché la sua lotta non era solo contro un male che di curabile, per quanto si sperasse, aveva ben poco. Era una cosa diversa, era un messaggio: “Io sono Sinisa, e non mollo. E voglio farlo capire a tutti”. Autodeterminismo, conferma di sé stessi. Sentirsi consapevoli delle proprie azioni.
Ecco, riguardando quello che Mihajlovic ha lasciato, resta soprattutto questo grande messaggio: si alza, si cade, ma bisogna farlo sapendo, passo dopo passo, quello che sta succedendo. Non farsi travolgere, ma travolgere. O quanto meno arginare ciò che non possiamo fermare.
È l’insegnamento più moderno che uno sportivo possa riuscire a dare al mondo: un messaggio che va oltre il campo, oltre il gioco, che trasmette una mentalità senza colori, senza politica, ma estremamente umana. “La vita è abbastanza, se sai impiegare il tuo tempo”. Lo diceva Seneca. Non sappiamo se Sinisa l’ha mai letto. Ma sicuramente lo ha interpretato.
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