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Da Capello a Beckham: le verità di Owen nel suo libro

Nella sua nuova autobiografia "Reboot", che sta facendo davvero scalpore in Inghilterra, l’ex Pallone d’Oro Michael Owen racconta la sua carriera, riflettendo sui momenti esaltanti e sulle scelte sbagliate, che seppur poche, hanno determinato un vero e proprio punto di svolta in negativo della sua carriera.

Tra queste, ricorda il suo passaggio al Newcastle, dopo una sola stagione al Real Madrid e 45 presenze stagionali collezionate, una scelta che ancora oggi l'ex calciatore rimpiange.

Il trasferimento al Newcastle è la cosa di cui mi pento davvero afferma Owen. “Avrei dovuto dare retta al mio istinto fin dal primo momento. Non ci volevo andare, il mio cuore sognava un ritorno al Liverpool. L'allenatore del Newcastle Graeme Souness mi chiamava ogni due settimane mentre ero in Spagna, e non posso negare di avere apprezzato le attenzioni che mi riservava”.

Non avevo dubbi sul fatto che sarebbe stato un passo indietro nella mia carriera, e per quanto possa non far piacere ai tifosi del Newcastle, fu questo quello che sentii in quel momento ma tutto avvenne a una velocità incredibile. In estate il presidente Perez mi chiamò e mi disse che il Newcastle aveva fatto un'offerta per me ma io gli dissi che volevo andare al Liverpool. Lui mi rispose che non era possibile a meno che non avessero pareggiato l'offerta. Finii per rassegnarmi all'idea”.

Un errore, una scelta sbagliata fatta nel momento sbagliato. Nel suo libro, Owen vuole dire soltanto la sua verità, anche se è consapevole che certe parole faranno polemica, come quelle riservate ad un suo ex compagno, David Beckham, in un capitolo dove ricorda la sua espulsione contro l'Argentina nella Coppa del Mondo del 1998.

Fu un comportamento infantile e inutile. La gente dirà che è stato solo un errore, ma la mia sensazione è che, se vuoi vincere i Mondiali, non puoi permetterti di sbagliare. Se avremmo battuto l'Argentina con undici uomini? Non lo sapremo mai, ma stavamo giocando abbastanza bene con dieci in quel momento. Mentirei se non dicessi che David quel giorno ha deluso tutti quelli della squadra, e io tutt’ora provo un po 'di risentimento per questo".

A quanto pare, l’ex calciatore inglese di risentimento ne ha ancora parecchio, e non solo verso il suo ex compagno di squadra, ma anche per Fabio Capello, che ha avuto modo di conoscere come CT della nazionale ingles: Fabio Capello ha finito la mia carriera con la nazionale. Alla prima riunione ho notato che era molto rigido riguardo al cibo e che non parlava una parola di inglese. E noi ci guardavamo e dicevamo ‘ma come farà questo tizio a spiegarci qualcosa?’. Ripensandoci, la scelta di dare la panchina a qualcuno che non parlava inglese è assurda, non so cosa hanno pensato alla FA. Per le prime due partite sono andato in panchina dopo essere stato titolare per anni. E ho pensato ‘oh no, qui le cose non vanno'”.

Capello infatti, inserisce Owen verso la fine di un match perso 1-0. L'ex attaccante non fa nulla per nascondere la sua insoddisfazione e da quel momento in poi non giocherà più con la nazionale: “Sembrava che, visto che era il nuovo manager, dovesse cambiare per forza qualcosa. E quel qualcosa era Michael Owen, per me era evidente. Non solo mi ha fatto finire la carriera in nazionale senza una spiegazione, ma è anche stato uno dei peggiori allenatori dell’Inghilterra di tutti i tempi. Secondo me ha causato danni enormi alla mia carriera e al calcio inglese in generale. E lo hanno pagato benissimo per farlo”.

Redazione

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