Dal documentario “PAOK, dove la cultura incontra la passione”: la nostra intervista al centrocampista ex Serie A
Pensate per un attimo al vostro supereroe preferito. Potrebbe avere un mantello, oppure una maschera. Quello di Soualiho Meïté non ha superpoteri, ma lo conosce da una vita intera. “Considero mio padre un eroe: se ora sono qui è grazie a lui. Mi ha sempre trasmesso la pazienza e l’etica del lavoro: quando ero piccolo mi diceva sempre di credere in me stesso”.
Per un club come il PAOK ormai abituato a giocare le competizioni europee, servono esperienze e affidabilità. Dopo le esperienze in Francia, Belgio, Portogallo e Italia, Oggi Meïté ha cambiato abitudini e cultura: “Qui a Salonicco c’è un tifo incredibile. Ho scelto di venire qua perché volevo provare una nuova esperienza. Con la mia famiglia stiamo bene, la gente ti trasmette grande calore. Si respira tranquillità”.
Ecco, la famiglia. Vero motore e costante nel presente del centrocampista. “Avere un figlio ti cambia la vita. In tutti i sensi. Capisci davvero l’importanza delle cose”.
E per un ragazzo che ama definirsi semplice, orgoglioso e forte c’è anche una passione nascosta. O quasi. “Se non fossi stato un calciatore, avrei voluto fare il rapper. Un nome d’arte? Picasso. Menomale che poi è andata diversamente, non so cantare…”.
L’Italia è ancora presente nelle parole e nei ricordi di Meïté. Tra le oltre 100 presenze con Torino, Milan e Cremonese c’è un aneddoto che oggi rispolvera con il sorriso. “Quando sono arrivato in Serie A credevo di essere pronto. Ero in ritiro estivo con il Torino e parlavo con Baselli: ‘Sono pronto: l’Italia non è come la Francia’, gli dissi. Dopo 2-3 giorni di allenamento ero sul lettino per i trattamenti perché non riuscivo più a correre”. A tu per tu con la “classe e lo stile italiano”, Meïté ha apprezzato un nuovo stile di fare calcio. “In Italia ho imparato tanto la tattica. Sotto questo punto di vista è il campionato migliore del mondo. Anche sul piano fisico non ha eguali: non mi aspettavo così tanta corsa”.
Con la consapevolezza di essere diventato un punto di riferimento per i bianconeri di Salonicco, c’è anche un rimorso a tinte rossonere: “Pioli aveva fiducia in me, è una brava persona. Aveva un modo di giocare che era perfetto per le mie caratteristiche. Ma sono rimasto deluso da me stesso, perché so che avrei potuto far vedere di più al Milan”. Ora in Grecia, Meïté gioca – vince – e si diverte supportato da una famiglia che non lo ha mai lasciato solo con i suoi pensieri.
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