Medon Berisha, centrocampista del Lecce (imago)
Dal ritiro estivo al campo, Berisha ha mantenuto la promessa: continuità, rendimento e la voglia di diventare protagonista
Medon Berisha si sta prendendo il Lecce, passo dopo passo, con la naturalezza di chi sa di avere ancora molto da dire. Due gol nelle ultime tre partite hanno acceso i riflettori su di lui, ma la sua rinascita va ben oltre le cifre.
Perché quella di Berisha non è una semplice parentesi felice, ma il frutto di un percorso fatto di ostacoli, pazienza e lavoro silenzioso. Solo un anno fa, il centrocampista albanese, faticava a trovare continuità: tra acciacchi e sfortuna, la stagione 2024/25 si era chiusa con appena 17 presenze e un solo assist. Oggi, invece, il suo nome è sinonimo di crescita e concretezza, di un talento che finalmente sta sbocciando.
Quest’estate, durante il ritiro, Berisha aveva fissato un obiettivo chiaro e personale: “Voglio restare sano e giocare con continuità“. Una frase semplice ma rilevatrice, che oggi suona quasi come una promessa mantenuta. In appena otto presenze, il centrocampista albanese ha già messo insieme due gol e un assist, dimostrando di poter essere una pedina fondamentale nello scacchiere di Eusebio Di Francesco.
E tra questi, spicca anche la splendida punizione segnata nella sconfitta per 3-2 contro l’Udinese, dopo la quale aveva commentato con personalità: “Gol? Da punizione l’allenatore mi chiede sempre di prendere iniziative“. Una frase che fotografa perfettamente la fiducia e la libertà che l’allenatore gli concede in campo.
L’allenatore giallorosso ha sempre creduto nelle qualità di Berisha, lavorando per esaltarne il potenziale. “L’allenatore mi chiede di attaccare di più la profondità e di inserirmi di più“, aveva spiegato lo stesso giocatore in estate.
E i risultati si vedono nella vittoria di Firenze: cross tagliato di Tete Morente, inserimento in area di rigore alle spalle di Nicolussi Caviglia e 1-0 Lecce, che certifica come Eusebio Di Francesco ci avesse visto lungo.
Oltre al campo, c’è un aspetto umano che rende la sua storia ancora più significativa. “Amo Lecce, è la mia seconda casa. Amo la gente, il clima, il mare“, ha raccontato tempo fa in un’intervista, confermando un legame profondo con la città e la sua gente.
Un legame che la società ha voluto rafforzare con il rinnovo di contratto fino al 2028, un segnale chiaro di quanto il club creda nel suo futuro. E lui, con la maglia numero 10 sulle spalle – “un orgoglio che avevo anche da bambino“, come ha detto – sta ripagando quella fiducia con prestazioni di sostanza e qualità.
A cura di Alessandro La Gattuta
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