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Dalla Brianza all’esordio in amichevole con il Milan: alle origini di Liberali

Due dribbling, una finta; gli avversari lasciati per strada, il pallone incollato ai piedi. Il movimento rapido di bacino, e un sinistro all’angolo. Le mani alle orecchie per esultare, per dire al mondo: “Questo è ciò che so fare“. 

È il 30 maggio 2024, la partita è Italia-Inghilterra, quarto di finale degli Europei U17. Il ragazzino con la dieci sulle spalle di nome fa Mattia, di cognome Liberali. Quel giorno tutti aguzzano la vista per leggere quel nome, abbagliati dal talento. Ma chi è Mattia Liberali?

La storia di Mattia Liberali, campione d’Europa U17

Partiamo dal ruolo: ala? Seconda punta? Esterno? “All’inizio faceva il difensore centrale“, racconta Mauro Sala, direttore sportivo della scuola calcio La Dominante nell’annata 2013-2014. “Quella parentesi gli è servita per avere una visione completa del campo. Poi è diventato un centrocampista, un 5. Poi ancora un 7, un attaccante… è andato sempre avanti, prima o poi dovrà fermarsi, perché il campo è finito“, gli fa eco papà Christian, sorridendo.

Photo credits: Martina Cutrona

La Dominante è la seconda società sportiva di Monza. Liberali ci giocò per poco più di un anno, con addosso una maglia più grande di lui. “Era una buona promessa già da piccolino“, prosegue Sala. “Da 15 anni ormai siamo centro tecnico del Milan; il Milan lo portava al Vismara, lo seguiva; lo fanno sempre, quando vedono qualcosa in un giocatore, per capire se può esplodere“. Alla “Domi” ha giocato anche Matteo Pessina: “Abbiamo un vincolo strutturale che ci lega al Milan, ma quando otteniamo la loro autorizzazione a fronte di eventuali richieste, dialoghiamo anche con altre società professionistiche della zona“.

Photo credits: Martina Cutrona

E Milan fu, anche per Mattia. Quel bambino, nato nell’aprile del 2007 in Brianza, e cresciuto tra Lissone, Muggiò, Monza, si veste di rossonero. “Chi l’avrebbe mai detto. Faceva judo, fino a poco prima“, ricorda papà Christian. “Un giorno, praticamente dal nulla, mi dice: ‘Papà, mi piacerebbe provare a giocare a calcio’. Io ero contento, sono sempre stato appassionato e ho anche allenato, per un periodo. Ma ai miei figli (anche il fratello di Mattia gioca a calcio, ndr) ho sempre e solo detto: fate uno sport, non mi interessa quale. Non volevo condizionarlo, ma chissà per quale motivo, forse l’esempio dei coetanei, Mattia ha preso quella decisione. L’ho portato a Muggiò, il paese di cui siamo originari io e mia moglie, dove lo hanno inserito nell’annata dei 2006. Giocava coi più grandi. E ora siamo qui“. 

Photo credits: Martina Cutrona

“Mattia un ragazzo timido. Dopo il liceo vorrebbe continuare a studiare”

Liberali ha raggiunto una finale di Youth League con il Milan primavera, allenato da Ignazio Abate. Ed è campione d’Europa in carica: con la nazionale di Massimiliano Favo ha vinto il titolo poche settimane fa, a Cipro. Mattia è pur sempre un ragazzo, preso da scuola e passioni: “Frequenta il terzo anno di liceo, uno scientifico sportivo, è sempre andato molto bene a scuola. E dopo le superiori gli piacerebbe andare avanti a studiare. Vorrebbe fare il fisioterapista o l’osteopata. Ma non gli dispiace neanche il giornalismo sportivo“. Ci sarà tempo per pensarci: “Ora è sempre più impegnato. Specie nelle ultime settimane…“. 

Photo credits: Martina Cutrona

Papà Christian e mamma Romina non hanno seguito Mattia a Cipro per gli Europei: “Avevamo pensato di andare dopo le prime due partite. Però siamo scaramantici, le prime due le avevano vinte… Abbiamo preferito rimanere a casa, anche per via dei voli e dei tempi“. Dopo quel picco di notorietà, qualcosa è cambiato: “Ma quando mi fermano per strada per farmi i complimenti, sinceramente mi imbarazzo. E la stessa cosa succede anche a Mattia, è davvero un ragazzo molto timido“. 

Photo credits: Martina Cutrona

“Ha sempre avuto la testa da professionista”

Il sentimento che prevale nelle parole del padre è sempre l’orgoglio: “Non potremmo essere più fortunati di così, ad avere un figlio come Mattia. La sua è una storia semplice: lontano dai campi studia, frequenta i suoi amici e quando riesce va a veder giocare il suo fratellino Daniele“. Merito anche dell’insegnamento dei genitori: “Mattia ancora non vede quello del calciatore come mestiere, e spero che non succederà mai. Sarebbe l’inizio della fine. Per lui non è ancora un lavoro, e chissà se un giorno lo diventerà; per ora è una passione, spero lo sia per sempre“. Come racconta Mauro Sala, però: “Lui la testa da professionista ce l’ha sempre avuta, anche da piccolo. Altrimenti non avrebbe fatto strada”. 

Photo credits: Martina Cutrona

Una domanda in particolare mette in difficoltà papà Christian: chi è l’idolo di Mattia? La risposta assomiglia più a un auspicio: “Fuori dal campo, mi auguro di essere io il suo riferimento“, dice con un filo di emozione nella voce. E in campo? “Deve solo rimanere se stesso. Lui lo sa, glielo diciamo”. Diciamo? “Sì, la frase è della mamma. Non voglio certo rubargliela“.

Andrea Monforte

Classe 2000, monzese (d’adozione), studio Lettere a Milano. Un’indomita ed ereditaria passione per lo sport (calcio, ovviamente, ma anche ciclismo), declinata in “narrazione” tecnica e sentimentale: la critica della complessità come antidoto alla semplificazione. La vaghezza del ricordo personale ha reso l’azzurro del cielo di Berlino 2006 un’indelebile traccia mitologica. Sono nato lo stesso giorno di Ryan Giggs e di Manuel Lazzari, ma resto umile.

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