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La terza vita di Hummels: la Roma ha il suo nuovo generale

Un Mondiale vinto, due finali di Champions League raggiunte, sei Meisterschale. Si potrebbe anche andare avanti, perché la bacheca di Mats Hummels è tra le più ricche del nuovo secolo del calcio tedesco. Ma ci fermiamo qua, perché non bastano i trofei per presentare il nuovo rinforzo della Roma. Arrivato per ultimo, a mercato già chiuso, quasi la ciliegina sulla torta regalata da Ghisolfi a Daniele De Rossi. Un difensore di esperienza, di leadership e di spessore. A dicembre spegnerà 36 candeline ma ha ancora fame e voglia di mettersi in gioco. Dopo un’ultima splendida stagione col Borussia Dortmund inizia la sua avventura italiana, la prima per lui all’estero con quella che sarà solo la terza squadra della sua carriera. 

 

Gli inizi a Monaco e la consacrazione a Dortmund

Dai 7 ai 35 anni sono state solo due le squadre della vita di Mats Hummels. In primis il Bayern Monaco, con cui ha fatto tutta la trafila fino all’approdo in prima squadra. Era il 2007 quando si affacciava per la prima volta alla Bundesliga, che avrebbe lasciato per la prima volta solo 17 anni dopo. In Baviera, com’è naturale che sia quando vesti certe maglie, impara subito a vincere. Ma è altrove che trova la sua dimensione. La sua casa diventa, prima in prestito e poi a titolo definitivo, il Borussia Dortmund, di cui diventa un pilastro. I migliori anni sono quelli con Klopp, in cui riesce per due volte a vincere il campionato, battendo quel Bayern che da quel momento sarà spesso il grande rivale e altrettanto spesso il peggior incubo. Lo scopre per la prima volta nel 2013, quando i gialloneri centrano una storica finale di Champions League, in cui però ad avere la meglio sono proprio i rivali di sempre. Ma, come detto, la carriera di un grande giocatore passa anche dalle sconfitte, anche quelle più brucianti. Così si rifa l’anno successivo con la Nazionale, andando a vincere da dominatori il Mondiale in Brasile. A 28 anni è forse quello l’apice di una carriera che però ha ancora tantissimo da dire.

 

Le vittorie e le grandi delusioni

Per un po’ si dimentica cosa vuol dire perdere, perché nel 2016 torna a Monaco. Il Bayern, dopo aver preso Götze e Lewandowski, continua a indebolire i rivali riportando a casa anche lui per ben 35 milioni. È questo uno dei tasselli di un’egemonia durata fino a un anno fa. Qua arrivano tante vittorie, anche grazie all’affiatata coppia Hummels-Boateng, pilastri sia nel club che nella Nazionale. Ma vincere non è sempre tutto. Nel 2019 allora ecco un altro ritorno, in quella che col tempo era diventata la sua seconda casa. Eccolo di nuovo a Dortmund, dall’altra parte della barricata. Quella meno vincente, ma anche quella in cui è più amato, sia nella vittoria che nella sconfitta. Delusioni con cui deve imparare a convivere. La più cocente è quella del campionato perso all’ultima giornata nel maggio 2023, quando sembrava essere ormai spezzato il dominio bavarese. Delusione anche per l’ultima finale di Champions League, possibile rivincita a undici anni di distanza, ma altra vittoria sfumata a causa di un avversario troppo forte (questa volta il Real Madrid).

 

La nuova sfida

Ora inizia una nuova avvenutura. Un capitolo che si apre a quasi 36 anni e che può voler dire tante cose. Un sì, quello dato alla Roma, che sa di sfida personale, lontano da una comfort zone in cui si è espresso ai massimi livelli. Dopo un’estate di lunghi corteggiamenti ha scelto la Capitale. Rinforzo migliore possibile per De Rossi, che potrà avere in lui una figura di riferimento in campo. Se non arriverà da re, cosa che non è mai stato in carriera, la Roma potrà contare su un nuovo importante generale, che ha un passato di importanti vittorie ma anche di sconfitte che lo hanno segnato. Ora vuole conquistare qualcosa anche Italia, che sia un trofeo o l’affetto di una nuova tifoseria. E per farlo, Roma potrebbe essere il miglior posto possibile.

Simone Solenghi

Nato nel 2003 e cresciuto a Piacenza, da sempre vivo a San Nicolò, il paese degli Inzaghi. Mi accomuna a loro la passione per il calcio, nata dalla prima volta in cui andai allo stadio con mio nonno. Con la palla non ho la stessa qualità, quindi ho preferito passare dal campo alla tastiera. Dalle telecronache delle mie partite alla playstation sono così passato ai primi articoli su Serie C e D. Il racconto dello sport mi affascina da sempre, ora sogno di farne il mio lavoro.

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