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Vivere Maradona, l’attore Leonardi: “Un eterno Peter Pan con un dolore indicibile”

Essere Maradona. Viverlo. Marco Leonardi è stato Diego: nel 2007 ha interpretato “Maradona – La mano de Dios. Non (tanto) il calciatore, quanto tutto il resto: un simbolo, un trascinatore, un uomo. Pregi e difetti. “Sono confuso”, racconta Leonardi a Gianlucadimarzio.com. “È il primo sentimento che ho provato: confusione, smarrimento. Non sei mai pronto a questo genere di notizie: ho dedicato molto tempo a studiare Diego, ero spaventato all’idea di doverlo interpretare ma anche orgoglioso che mi avessero scelto. Oggi è come se un pezzettino di me fosse andato via, e non penso di essere il solo. Maradona è stato l’eroe di tutti, un personaggio che anche chi non segue il calcio conosce bene”.

Vivere un dramma, scavare per conoscerlo a fondo. “Era un personaggio enorme, come il dolore con il quale ha convissuto per tutti questi anni. È stato dipinto come una testa calda, ce lo hanno sempre raccontato così: non è riuscito a proteggere se stesso da tutto quello che già a 16-17 anni era diventato. L’ho percepito come una brava persona, altruista, che amava aiutare gli altri”. C’è una scena nel film, in cui Maradona-Leonardi carica il gruppo prima di Argentina-Inghilterra. La partita.

Quella della mano de Dios che è diventata un’icona. “Per arrivare a studiare quelle scene, la produzione e il regista, Marco Risi, mi hanno girato ore e ore di interviste inedite. Ho studiato Diego così. La somiglianza fisica? La cosa più facile è stata camminare con il petto in fuori, ma lui aveva quelle sopracciglia e quegli occhi da eterno Peter Pan che a me non appartengono. Non sono un imitatore, ma un attore: interpretarlo è stato davvero difficilissimo”.

Diego non l’ha mai conosciuto di persona, ma il suo film l’ha visto. Legati per sempre, anche da un post. “È incredibile: proprio ieri sera, un mio amico mi ha inviato una foto di me da piccolo che giocavo nella mia squadra in Calabria. E questa mattina, cosa che non faccio mai, su Instagram ho pubblicato un post con quella immagine, dicendo che già allora ero un piccolo Diego”. Un segno strano, di sicuro. Che lascia quella confusione dalla quale non riusciamo ancora a riemergere.

Valentino Della Casa

Sportivo più da pc che da campo. Amo raccontare il calcio, dividendomi tra Torino e Milano. Ma amo anche la mia seconda casa: il mondo della scuola. Mi piacciono i casi unici, gli appostamenti, le notizie dell'ultimo secondo. Pubblicista dal 2011.

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