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Dentro La Casa de D10S, lì dove Maradona è diventato calciatore

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Poche partite sulla panchina del Gimnasia La Plata sono bastate per far tornare Maradona al centro dei discorsi di ogni argentino. Presenza a volte scomoda, ma figura storica per il calcio mondiale. Pensi a Maradona, ma a Buenos Aires leggi D10S. È ovunque: gioco di parole e numeri. Tra sacro e profano. La parte laica della storia finisce al civico 2257 di Calle Lascano.

Lì dove una austera porta bianca si nasconde dietro un albero. Una targa su un muro però la tradisce: “Qui visse Diego Armando Maradona”. Con le stesse parole ci accoglie Cesar Martin Perez Dursi colui che ne custodisce cimeli e ricordi. Un viaggio indietro nel tempo che inizia nel 1978 dentro queste mura. Per due anni Maradona visse qui. Gli ultimi due anni dell’Argentinos Juniors che lo fecero conoscere al calcio.

Qui con orgoglio mettono in mostra il primo contratto firmato dal Diez. Tutto è come era ormai 30 anni. Le poltrone in pelle e la cucina. Il tempo si è fermato. Ricordi e gesti rivivono sulle pareti, tra foto e video che ne mostrano le giocate. Una televisione trasmette ventiquattro ore su ventiquattro tutte le volte in cui Maradona è andato in onda: “Ne abbiamo per una settimana intera”, ci dicono. Un cortile interno ospita le prime maglie sudate e macchiate da partite storiche, da quella delle giovanili dell’Argentinos Juniors a quella dell’Argentina.

In un percorso di fede calcistica che punta al cielo, si sale al secondo piano, dove si apre la stanza da letto nella quale dormiva Maradona: “Pensa se la affittassimo…” scherza il proprietario. Ma qui il profano entra solo in punta di piedi. Poi c’è il santuario, questa volta vero luogo sacro. Una sorta di altare nella quale i tifosi giunti fin qui lasciano ricordi, maglie o sciarpe magari ripensando a quella volta da centrocampo contro l’Inghilterra. Poi lasciano un ricordo e alla fine si meravigliano per un gigantesco murales che ne conclude il percorso.

Riuscendo dalla stessa porta si vede una fermata: “Qui passa il 24, arriva direttamente a La Boca. Un percorso lunghissimo e strano per un autobus moderno – ci dice Cesar – Ma è quello che prendeva Maradona per andare tutte le volte a La Bombonera, lo stadio del Boca Juniors. Per questo è ancora qui, nessuno si azzarda a modificarne il percorso”. La città in torno si è sviluppata ed ha cambiato le proprie abitudini, ma restano lì i segni che Maradona ha lasciato nella storia. Dalla casa allo stadio dell’Argentino Juniors, che ovviamente porta il suo nome. Poche centinaia di metri, accompagnati da cartiere e piccole botteghe. Un campo coccolato dalle case che lo accerchiano, riporta scritte e graffiti che sempre ricordano Maradona. Una statua, la più grande al mondo di Maradona, ci tengono a precisare, fa da tappa finale ad un percorso tra sacro e profano che in Argentina almeno una volta nella vita ogni tifoso dovrà fare.

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Riccardo Setth

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