Categories: Interviste e Storie

Manuale Keita, la Maravilla che ha fatto ‘innamorare’ Spalletti

Il Manuale d’Amore di Spalletti ha poche pagine e un tema centrale: l’innamoramento. Un colpo di fulmine arrivato dal nulla, quasi all’improvviso, nel mezzo di un cielo terso durante un derby in primavera. Veronesi – regista e sceneggiatore – l’ha descritto in modo diverso nei suoi film, tre Manuali, mentre Spalletti l’ha vissuto sulla propria pelle (in modo metaforico), ripensandoci più volte. Abbiamo anche la data del “fattaccio”, il luogo in cui venne scagliata la famosa freccia. O un solo pallone: 30 aprile 2017, Stadio Olimpico, Lazio-Roma. Spalletti si ‘innamorò’ di Keita dopo una doppietta ai giallorossi e una sconfitta per 3-1. Impressionato dalla classe, dal talento, dalle qualità palesi. Soprattutto da un carattere simile al suo, ribelle e combattivo, a tratti esuberante, fumantino quanto basta, da schiaffi in più occasioni, ma consapevole dei propri mezzi. Lungimirante e vincente. Anche se ogni tanto ti fa “incazzare”.



Infine, la misticità di un finale di stagione che avrebbe unito i due destini. Perché quel giorno, il 30 aprile, entrambi già sapevano che avrebbero lasciato Roma e Lazio: Spalletti all’Inter, Keita a Monaco per 30 milioni (tra comunicati, frecciatine e tweet al veleno). Da quel giorno è passato più di un anno, Spalletti ha centrato la Champions e Keita l’ha giocata, due sogni inseguiti per un po’ e infine realizzati. Ora si ritrovano all’Inter, pronti a continuare quel Manuale. Luciano può finalmente allenare un suo pupillo, reduce da 8 reti e 11 assist con il Monaco di Jardim, scelto l’anno scorso dopo le sei stagioni di Lazio: “Vado, voglio andare. E provo a spiccare il volo con le mie ali”. Gioca e lo fa bene, ma il suo rendimento è leggermente inferiore rispetto alla Lazio (16 reti nell’ultimo anno).

LO “SPACCAPARTITE”

Esterno puro – lo sarà anche in nerazzurro, nel 4-2-3-1 – ma anche seconda punta, forse la sua vera posizione. Il primo a schierarlo in quel ruolo fu Pioli, intuitivo e saggio come i “vecchi” tattici: Keita punisce il Leverkusen nei preliminari di Champions giocando davanti. Imprevedibile, veloce, tecnico e concreto. Inizialmente non gli piace, vuole giocare esterno e saltare l’uomo, ma col tempo capisce che può essere ancora più incisivo, soprattutto se messo vicino la porta: “Giocare da seconda punta mi piace”. E piacerà a tutti. “Maravilla” che diverte e si diverte: “Dribblo e ripago il prezzo del biglietto”. Altalena di emozioni, jolly offensivo, con lui vai sempre sul sicuro, anche se parte dalla panchina (Inzaghi lo definì “spaccapartite” dopo una gara ribaltata contro l’Empoli).

Dribbling, gol e tiri da fuori. Il vangelo secondo Keita, uno che fin qui ha offerto diverse visioni di se stesso: è stato un incompreso, un fenomeno, un genio, un ribelle, spesso entrambe, pure “mangia-allenatori”. Litigi e reti, schiaffi e carezze, colpi di testa e giocate in cui la testa gira, spesso agli avversari. Spalletti avrà il compito di veicolare tutto questo in un solo Keita Balde – ora più maturo, preso in prestito oneroso a 5 milioni con diritto di riscatto a 34 – e valorizzarlo in un contesto d’insieme. Di sognatori lucidi, inguaribili romantici, ambiziosi di natura, giovani talenti. E innamorati.

Francesco Pietrella

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