Dalla Serie C alla Serie A, in nemmeno sei mesi. È la strana storia di Massimiliano Mangraviti, centrale a sorpresa del Brescia di Corini contro l’Inter. Classe ’98, mancino. Piedi buoni? Non un caso: oggi fa il difensore, ma da piccolo era centrocampista. Corini l’ha buttato nella mischia senza pensarci troppo. Anche se era all’esordio, anche se negli ultimi due mesi non l’aveva mai convocato. Anche se di fronte c’era gente come Lukaku, Martinez o Skriniar, il suo modello.
E pensare che Mangraviti, a inizio 2019, aveva quasi toccato il fondo. Al Pro Piacenza, in Serie C: “Certi giorni non sapevo neanche dove andare a dormire. Al campo non si parlava più di calcio…una situazione ridicola”. Gli stipendi non pagati, il fallimento del club, la voglia di tornare in campo. Situazione surreale. Alla fine, sempre di proprietà del Brescia, è ripartito da Gozzano, neopromossa in C, al primo anno nella sua storia fra i professionisti. Esperienza positiva sì, ma gli avessero detto che a ottobre avrebbe esordito in A… anche lui si sarebbe messo a ridere.
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E invece è successo. Al Rigamonti, con la maglia del Brescia: dove tre anni fa aveva già esordito, in Serie B, contro il Bari. Oggi ha esordito, ma in Serie A. Soddisfazione doppia per lui, che a Brescia ci è nato e che al Brescia ci è cresciuto. Da Gozzano-Arzachena a Inter-Brescia, in 178 giorni. Dalla C al sogno, il tempo di un estate. Le due facce del calcio, nella storia di Massimiliano Mangraviti.
a cura di Lorenzo Del Papa
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