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Il Manchester City è campione d’Inghilterra: i segreti del successo di Guardiola

Il Manchester City è campione d’Inghilterra. Lo ha decretato un’ultima giornata da brividi in Premier League, in cui il City si è lasciato prendere dalla sindrome del “braccino corto” e ha dovuto ribaltare lo 0-2 di Etihad contro l’Aston Villa di Gerrard e Coutinho, segnando 3 gol in meno di dieci minuti. Decisiva la doppietta di Ilkay Gundogan, entrato pochi minuti prima. Ininfluente la vittoria dei Reds ad Anfield contro il Wolverhampton (3-1). 

Questa è l’ottava Premier League nella storia del Manchester City, la terza dall’arrivo in panchina di Guardiola, dopo quelle del 2018, del 2019 e del 2021. Un dominio interrotto solo dalla vittoria del Liverpool nel 2019-2020, la stagione della pandemia.

 

 

Premier League, i numeri della vittoria del Manchester City

Il City chiude la stagione a 93 punti, la terza migliore quota di questi anni dopo i 100 punti del 2018 e i 98 del 2019. Cifre che descrivono una squadra dominante, come anche quella dei gol segnati complessivamente in queste 4 stagioni: 386. Il City si è complicato la vita da solo, a febbraio, sprecando 7 degli 8 punti di vantaggio accumulati sul Liverpool. Poi ha saputo ritrovare una continuità perduta quando più contava, in primavera. Uno snodo decisivo è stato lo scontro diretto del 10 aprile scorso: un 2-2 in cui la squadra di Guardiola fu decisamente superiore ai Reds per lungo tempo. Se avesse vinto a Etihad, il Liverpool avrebbe probabilmente invertito l’inerzia della Premier. 

 

 

 

I segreti della vittoria di Guardiola

Guardiola ha posto le premesse per questa vittoria in estate. Non tanto con l’acquisto di Jack Grealish, al di sotto delle aspettative in termini realizzativi e di rendimento. Piuttosto con la mancata cessione di Bernardo Silva: il portoghese aveva pubblicamente dichiarato di volersene andare, Pep lo ha convinto a rimanere coccolandolo (“è il miglior giocatore della Premier“) e ha ottenuto in cambio una continuità di prestazioni inedita per l’ex Sporting e Monaco. Non ha certo deluso Kevin de Bruyne, che come dimostrano i 15 gol (capocannoniere Citizen in Premier) si è anche scoperto più determinante in area avversaria. Il belga è stato di gran lunga il miglior calciatore dell’attuale stagione del campionato inglese.

 

 

Cambiare per continuare a vincere

Poi c’è il solito Guardiola, che quest’anno è sembrato in pace con se stesso e la sua idea di calcio. Non sono mancate le solite accuse di “overthinking“, ma Pep ha saputo metterle a tacere coi sorrisi. Ha difeso i propri giocatori – Sterling, Gabriel Jesus – dalle critiche, ha limitato gli esperimenti tattici allo stretto indispensabile (per vincere). Scottato dall’eliminazione in Champions, ma affamato di altre vittorie, ha già mostrato in vista del prossimo anno una dote fondamentale: prevedere il possibile declino ed evitarlo accettando, qualche volta imponendo il cambiamento. L’anno prossimo mancherà Fernandinho, architrave del centrocampo. E in attacco il City cambierà fisionomia, diventando molto più “pesante”. Ci sarà Julian Alvarez, classe 2000 in arrivo dal River Plate. E ci sarà anche un suo coetaneo di nome Erling Haaland. A chi dice che “squadra che vince non si cambia“, il più grande ideologo, il massimo costruttore di cattedrali del calcio moderno risponde che non intende aspettare la sconfitta prima di alzare ulteriormente l’asticella della sua rivoluzione permanente

 

Andrea Monforte

Classe 2000, monzese (d’adozione), studio Lettere a Milano. Un’indomita ed ereditaria passione per lo sport (calcio, ovviamente, ma anche ciclismo), declinata in “narrazione” tecnica e sentimentale: la critica della complessità come antidoto alla semplificazione. La vaghezza del ricordo personale ha reso l’azzurro del cielo di Berlino 2006 un’indelebile traccia mitologica. Sono nato lo stesso giorno di Ryan Giggs e di Manuel Lazzari, ma resto umile.

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