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Malesani: “Il calcio? Non mi manca”. La nuova vita dell’ “uomo della giungla”

Momento amarcord a Padova: lo storico allenatore ha ricevuto un premio per la carriera. A seguire, il suo racconto. 

“Lo è sempre stato. Ma è la vita che è una giungla, che è caos”: risponde così Alberto Malesani alla domanda se il calcio fosse ancora una realtà disordinata, una giungla. Quell’espressione colorita utilizzata in conferenza stampa per la quale lo ricordano intere generazioni. Al tempo allenava il Panathinaikos. “Ho sdoganato l’esuberanza nel calcio”, commenta col sorriso.

Diventato celebre per la sue sfuriate e la sua passione per il vino, oltre che per il suo tris di coppe con il Parma e la guida di 11 diversi club di Serie A, l’allenatore, originario di Verona, è stato premiato per la sua carriera a Palazzo Moroni, a Padova: “Ho ricevuto l’invito e ho aderito con gioia”.

Sul calcio, al quale ha dato e ricevuto altrettanto: “Lo seguo meno. Mi sono allontanato. È qualcosa che mi incuriosisce, ma da distante. Ora conduco una vita tranquilla, tra golf, bicicletta e partite a carte al bar con gli amici”.

Allo sport si è intrecciata anche la passione per il vino. “La GiuVa” questo il nome del suo prodotto. Ha unito i nomi delle sue due figlie: Giulia e Valentina. “Due anni fa ho ceduto la cantina. È un mondo che mi appassiona e che vivo da distante”.

Il “primo” allenatore moderno

Un innovatore. Se si dovesse pensare ad Alberto Malesani, la veste più appropriata è questa. In passato, il critico Romano Luperini aveva definito Leopardi uno dei poeti più moderni, il primo. E nella storia del calcio, Malesani figura come il poeta recanatese: un visionario, sì, della tattica. Sceglie di giocare un calcio moderno, più offensivo, che in Italia si diffonde dopo più di una decade rispetto alle sue prime esperienze.

Il modulo lo aveva studiato nelle sua trasferte ad Amsterdam, al tempo era un funzionario della Canon e si appassionò del modello Ajax che poi importò in Italia. Lo stesso modello che gli consentì di vincere il campionato con il Chievo e di portare la squadra della sua città in Serie B. Il segreto? Ha dichiarato: “Allenare in un modo che riesca implementare le tue conoscenze attraverso l’arte che ha un giocatore”, questa la sua filosofia.

Il Malesani di ieri e di oggi

Due ricordi incisi sulla pelle: “Il primo quando abbiamo fatto la spedizione a Carrara con il Chievo e siamo andati in B. Il secondo quando ho sentito la musica della Coppa Uefa e abbiamo alzato la Coppa”.

Due ricordi vissuti in un mondo, ormai passato: “Il calcio mi manca poco, la mia vita ha preso una via diversa. Mi sembra di essere tornato giovane. Fare attività tranquille mi dà una grande serenità”. Così Malesani ha trovato ordine nel suo disordine, ordine nella sua giungla, la vita.

A cura di Beatrice Zattarin

Redazione

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