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L’Under 21, il dialetto con Berardi e il numero 16 dedicato a papà. A tutto Garritano: “Vogliamo vincere l’Europeo”

Il veterano. Può essere riassunto così il ruolo di Luca Garritano all’interno del gruppo della Nazionale Under 21. Da due anni sempre selezionato dal CT Di Biagio e adesso inserito nella lista dei 23 che partiranno per il Campionato Europeo in Polonia. Una chiamata non così scontata, ma alla fine conquistata con le unghie e con i denti, pur dopo una stagione non brillantissima con il Cesena: “Quest’anno per noi è stata un’annata particolare perché siamo partiti con altre ambizioni. Poi abbiamo dovuto lottare per la salvezza e per raggiungerla ho dovuto lottare con tutto me stesso, sono un combattente e i tifosi lo sanno. Ora la convocazione, un sogno: “Sono molto contenuto di essere tra i 23 convocati per l’Europeo, è un grande traguardo per me. Ora mi godo questa maglia. Il gruppo? Siamo molto uniti, ci conosciamo tutti da molto tempo, fin dai tempi dell’Under 16. Non siamo solo un gruppo di 23, perché qualcuno è dovuto andare via per ragioni diverse e voglio dedicare un pensiero anche a loro, perché se siamo arrivati qui è merito di tutti”.

Un veterano ma anche leader. Come si capisce dalle frasi sull’obiettivo della spedizione. Nessuna spavalderia, solo consapevolezza di forza: “Essere tra i favoriti è uno stimolo, siamo una rosa competitiva e ce la possiamo giocare con tutti, anche se ci sono altre squadre altrettanto attrezzate. Ci stiamo allenando molto anche a livello tattico, stiamo mettendo benzina nelle gambe. Siamo consapevoli di essere una squadra forte e il nostro obiettivo è quello di vincere, sarebbe importantissimo”.

Squadra, team, ma anche amicizie. Una su tutti, quella con Berardi. Cosentino come lui: “Siamo entrambi di Cosenza, quindi abbiamo molte cose in comune, a volte parliamo anche in dialetto. Un compagno su cui scommetterei? Sembra scontato ma dico Berardi, perché ci può far fare la differenza”. Un legame forte tradito però nella scelta delle stanze: “No non saremo insieme. Lui sta con Benassi, io con Caldara. Se mi sento tradito? No, no (ride, ndr) Sono legato anche a Marco, abbiamo fatto le giovanili all’Inter e lo conosco molto bene. Quindi nessun tradimento”. I legami appunto, sempre molto importanti per Luca. Il numero di maglia infatti gioca sempre su una data, molto importante per Luca: “Ho sempre scelto il 16 o il 61 per mio padre, che è nato nel 1961. Quando non potevo prendere il 61 sceglievo il suo contrario, quindi il 16. È un numero che mi ha segnato e per dimostrare la stima enorme per mio padre. Quest’anno a Cesena ho voluto cambiare scegliendo il 7 che è il numero che avevo anche nelle giovanili”. Per l’avventura azzurra è tornato al suo primo amore, il 16. Con quella scenderà in campo in Polonia, sperando di regalare a papà la gioia più grande.

Marco Juric

Aspirante scriba, si avvicina al calcio giocato grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.

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