Lazio, Lotito (IMAGO)
Le dichiarazioni di Claudio Lotito nell’intervista rilasciata prima di Lazio-Lecce, valida per la dodicesima giornata di Serie A
Dopo la sosta per le nazionali, la Lazio riprende il proprio cammino in Serie A dalla sfida in casa contro il Lecce.
A margine della gara dello Stadio Olimpico di Roma – valida per la dodicesima giornata di campionato -, il presidente biancoceleste Lotito ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Sky Sport
Ha iniziato dicendo: “L’iniziativa contro la violenza sulle donne è stata prevalentemente della Lazio. Ringrazio per aver mandato in diretta il nostro spot, la Lazio combatte quotidianamente contro la violenza sulle donne. Volevo far capire che questa giornata è particolare per noi. Abbiamo lasciato 100 posti coperti di rosso per un’associazione. Ogni posto rappresenta la morte di una donna e rimarrà libero, ma coperto di rosso. Poi abbiamo fatto uno spot che colpisce le persone, dà un segnale di assoluta distanza da certi comportamenti. Il calcio deve insegnare, e noi dobbiamo farlo con gli uomini nei confronti delle donne“.
Lotito ha poi aggiunto: “La cosa più importante è che abbiamo stimolato, grazie alla nostra iniziativa, tutte le altre squadre nello scendere in campo col nome di una donna, poi la Lega ha fatto quest’iniziativa come fosse sua. Noi vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica affinché capisca l’importanza di certi comportamenti e rispetti l’altro genere“.
“Oggi c’è anche il debutto dell’Aquilia Flaminia, e ritengo che lo stadio mezzo vuoto sia legato a un gruppo di persone, non tutti. Al sondaggio per il nome dell’Aquila hanno risposto in 50.000. I tifosi devono fare i tifosi, rispettosi delle regole e devono fare una critica costruttiva, giudicando e stabilendo qual è il percorso da raggiungere tutti insieme per il miglior risultato possibile. Questo sciopero è stato costruito con dei presupposti sbagliati, ovvero che abbiamo impedito alla nipote di Paparelli di scendere in campo. Questo non è vero, erano 3/4 rappresentanti della tifoseria che volevano scendere in campo. Noi abbiamo ritenuto che non fosse giusto e non l’abbiamo concesso.
La famiglia Paparelli è stata altamente tutelata e rispettata, accolta in tribuna autorità. Questa è una strumentalizzazione per rivendicare un ruolo che non esiste nel rapporto tra società e tifosi. I tifosi devono fare i tifosi. Possono criticare se ritengono le cose non giuste. Io ci metto la faccia, alcuni si nascondono dietro la tifoseria organizzata. Se usano questi mezzi per poter costringere la gente a fare cose diverse dalla libertà, io questo lo condannerò sempre, e non accetto intimidazioni. Da un anno e mezzo sono coinvolto in azioni che riguardano la mia persona, e le attività giudiziarie riveleranno tutto. Inibire la gente a non venire allo stadio non significa essere tifosi, sono gente che utilizza la Lazio per propri fini”
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