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Liverpool, Klopp: “Amo la mia famiglia, ma preferisco il calcio”

A tu per tu con Jurgen Klopp. L’allenatore tedesco del Liverpool ha affrontato i temi calcistici del momento in un’esclusiva concessa al Daily Mail, individuando degli spunti di riflessioni interessanti sulle differenze fra i vari campionati d’Europa. In Premier League, si continua a dibattere su quanto sia giusto giocare anche nel periodo natalizio. Per Klopp, non c’è problema. “Se volete che si faccia così, per me va bene. Amo la mia famiglia, ma preferisco il calcio. Anche se quando giochiamo il 28 dicembre, poi il 31, poi il 2, penso ‘adesso abbiamo bisogno di tre squadre‘”.

La più grande differenza fra il campionato inglese e gli altri, è che le partite sono tutte difficili” ha proseguito l’allenatore. “Quindi, si possono giocare tre partite ravvicinate se hai una squadra con abilità speciali, come il Manchester United o il City, che praticamente di squadre ne hanno due a testa. Il campionato inglese e quello spagnolo differiscono perché il Barcellona potrebbe giocare la metà delle partite con la propria squadra B, o ci sono partite in cui Messi pur correndo 4 chilometri può segnare cinque gol. E’ come se ci fossero delle sessioni di recupero, che in Inghilterra non esistono assolutamente” ha spiegato l’allenatore.

E’ l’era dei grandi trasferimenti: Bale, Pogba, Higuain. Klopp si è espreso così: “Non avvero pressioni in questo senso. Non prenderei mai decisioni di questo tipo solo perché si crede che sia necessario spendere così tanto. Al giorno d’oggi, tutti vogliono un colpo da 80 milioni di sterline. Al Liverpool abbiamo comprato abbastanza, e se sono convinto, lo sono per davvero.E’ per il bene della squadra, non per il mio. Io non sono così importante. Ormai, interessa di più chi sarà il miglior giocatore dell’anno prossimo, e non chi lo sia stato nell’anno precedente”.

Ma per Klopp il massimo resta Diego Armando Maradona. “Va fatto un discorso a parte. Non si è mai realmente allenato. Poteva fare riscaldamento a scarpe slacciate. Lo vidi giocare a Stoccarda con il Napoli quando avevo 21 anni. Mentre lo vedevo riscaldarsi, non riuscivo a tenere la bocca chiusa. Lo faceva ad un ritmo così blando, praticamente camminava. Poi cominciò la partita e mise a tacere l’intero stadio. Fu qualcosa di incredibile” ha concluso l’allenatore dei Reds.

Guido Barucco

(Aspirante) giornalista tra Firenze e Milano. Studio Giurisprudenza, ma la mia legge è soprattutto il calcio. Amo raccontare storie ed emozioni, quelle che vanno oltre i colori e la fede. Pubblicista dal 2013 e nella famiglia di GianlucaDiMarzio.com da febbraio 2014.

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