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Identità, storia e latitudini: Liverpool-Everton, il derby del Merseyside

Storia, passione, cultura identitaria. Una partita dal sapore speciale, che non contrappone solo due semplici squadre di calcio. A sfidarsi sono le classi sociali che si dividono per la città: è il giorno di Liverpool-Everton, il derby del Merseyside. Si tratta della stracittadina più longeva della massima serie inglese: il primo confronto fu disputato nel 1894, mentre dal 1962 la sfida si disputa ininterrottamente in Premier League. 

Due stadi, Stanley Park e il sottile confine tra Reds e Toffees

Una frazione, quella del Merseyside, dove è sin troppo semplice “scegliere da che parte stare”. Non contano il blasone o le coppe in bacheca. Sono le latitudini a fare la differenza. Basti pensare che Anfield Road e Goodison Park distano appena 983 metri. A dividere i due palcoscenici principali della città di Liverpool c’è lo Stanley Park, una sconfinata area verde molto simile ad Hyde Park, per chi ha vissuto le vie di Londra. Nascere a nord del parco vuol dire rientrare a pieno titolo tra i Toffees. Sulla sponda opposta, si annida la parte più calda della tifoseria del Liverpool. 

Una particolarità destinata a durare ancora per poco. L’Everton è al lavoro per realizzare un nuovo stadio di proprietà. Sorgerà nei pressi del porto di Liverpool, sarà pronto entro il 2025 e avrà una capienza di 52.888 posti. I Toffees lasceranno quindi Goodison Park, stadio che ospita le gare interne dal 1903. Ma questo rappresenta il futuro. Il presente racconta una storia lunga meno di un chilometro, che separa due ideologie completamente contrapposte da loro. Storicamente, il duello impari veniva segnato dalla sfida tra Davide e Golia. Non c’è parafrasi letteraria più calzante per una gara dal fascino antico come quella tra Liverpool e Everton, la sfida più iconica della storia della Premier League.

Liverpool-Everton, storia del derby più longevo d’Inghilterra

Sono 59 i successi dei Reds. Un abisso rispetto agli “appena” 24 trofei dei Toffees. Quella che regna tra le due realtà è una storia di sana rivalità. Non a caso, in Premier il derby del Merseyside fu anche ribattezzato friendly derby. La partita dove la cultura sportiva abbracciava il rispetto di un popolo inimitabile come quello inglese. La storia narra che in occasione delle primissime sfide in Premier League tra Liverpool ed Everton non fosse necessario neppure avere l’arbitro. Tra gentleman e lord funzionava così. 

L’imperfetto è d’obbligo. Da circa un trentennio, la sfida del Merseyside è diventata la partita in cui ci sono state più espulsioni. Ben venti in una ventina d’anni. E da “derby amichevole” si è trasformato in quello più indisciplinato del campionato, in campo e sulle gradinate. Le due squadre si presentano alla sfida di questo pomeriggio con ambizioni differenti. Il Liverpool, reduce dal pareggio di Brighton, è in piena lotta per la vetta della classifica: il Tottenham e l’Arsenal, capoliste della Premier League, distano appena tre punti. Di contro, l’Everton di Sean Dyche è quindicesimo in classifica, con appena sette punti conquistati in otto gare. La squadra di Jurgen Klopp resta favorita. Ma la storia insegna che “il derby è sempre un derby”.

Giuseppe Vitolo

Classe 1991, iscritto all’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Ho fatto il mio esordio allo stadio quando avevo tre anni. E, un po’ come tutti, da piccolo nutrivo il sogno di rincorrere un pallone in campo da protagonista. Sono cresciuto in versione old style, perdendomi tra le pagine dei quotidiani sportivi. Non c’erano gli smartphone, solo l’edicolante di fiducia disposto a conservare il “tuo” giornale. Amavo l’odore d’inchiostro permanente tra le dita. Una passione travolgente e cullata nel corso degli anni, grazie alle collaborazioni con diverse testate. L’articolo più bello? Il prossimo, in arrivo su gianlucadimarzio.com.

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