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Luis Alberto, fantasia al potere: il 10 non se n’è mai andato

Lo chiamano ‘modulo-fantasia’ perché dentro c’è di tutto, diverte e crea scompiglio, esci dallo stadio e te ne vai contento.

Bello guardalo, più difficile prenderne le misure, tant’è che il Parma torna a casa con 4 gol sulla coscienza. Colpa della fantasia.

Milinkovic è un box-to-box che gioca ovunque, giganteggia a centrocampo e fa valere le sue leggi. Milinkocrazia. L’imprevedibile Correa dietro la punta poi, l’argentino svaria e crea qualcosa, segna poco ma rifinisce sempre, come oggi (nono assist stagionale).

LUIS ALBERTO, 196 GIORNI DOPO

Infine Luis Alberto, un capitolo a parte, una storia diversa, doppietta al Parma per scacciare via fantasmi e sassolini (più un assist a Lulic da calcio d’angolo, intuitivo e intelligente). Non più trequartista, bensì mezz’ala di qualità per creare di più. Anche se qualcuno non capisce: “Quando giochi bene e fai gol sei un fenomeno, ma quando giochi per la squadra e fai una bella prestazione sembra che c’è qualcosa che non va”.

In estate ha preso il 10 dei campioni, si è parlato con Felipe Anderson e infine ha deciso. Del resto è sempre stato il suo numero fin dai tempi del Siviglia, o ancora prima, tra i ricordi di Jerez e i primi tornei da ragazzino. Guardi il suo polso e capisci tutto: c’è il numero 10 tatuato.

Dopo una stagione da ‘wow’ con il 18 stavolta tocca all’homo novus, e sempre a Roma, da due anni una seconda casa. La piazza della rinascita, dall’Inferno al Paradiso, dalla panchina del primo anno alla prima presenza in Nazionale: “Stavo per smettere, devo tutto a Inzaghi e alla Lazio”. Anche se quest’anno ha dovuto soffrire un po’ di più.

Pubalgia, infortuni muscolari, esclusioni, panchine. Un volto triste martoriato da stop e problemi, ma la primavera porta bene: Luis Alberto si è preso la Lazio per tornare di nuovo Mago. L’ha fatto in silenzio, allenandosi da solo e in un nuovo ruolo, dribblando le critiche.

Risultati evidenti: doppietta al Parma, una dedica a Guido Guerrieri e l’altra a Patricia, la compagna di una vita. Non segnava in Serie A da 196 giorni (contro il Frosinone l’ultimo squillo, era il 2 settembre 2018), oggi ha giocato una gara da 8. C’era una volta un Luis Alberto grigio, spento, tormentando da stop e problemi, oggi è tornato a colori. Merito di Inzaghi, del nuovo modulo e di una fantasia risolutiva. Da diez.

Francesco Pietrella

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