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“Va solo aspettato”. Detto, fatto: Noslin illumina la notte della Lazio

Io non l’ho aiutato perché l’ho fatto giocare in tanti ruoli, ma lui è forte, bravo e con tanta energia. Dobbiamo cerargli un percorso di crescita, è un giocatore forte“: così parlava Marco Baroni prima della gara della Lazio contro il Ludogorets su Noslin. L’olandese nella prima parte di stagione non si è espresso al massimo delle sue potenzialità, complice l’aver giocato in vari ruoli dell’attacco e l’espulsione alla prima gara di Europa League contro la Dinamo Kiev.

 

 

Baroni, però, non ha mai mostrato dubbi sul ragazzo, proteggendolo a ogni conferenza e dicendo varie volte che andava solamente aspettato. Nella gelida serata dell’Olimpico di Coppa Italia contro il Napoli, Noslin ha deciso la gara con una tripletta che porta la Lazio ai quarti di finale.

 

 

Lazio, il tris di Noslin vale i quarti

Prima sblocca la partita con un colpo di testa, poi riporta la Lazio in vantaggio, dopo il pareggio di Simeone con un destro da dentro l’area di rigore, e, infine, firma la tripletta di nuovo di testa: Noslin ha illuminato la serata dell’Olimpico.  

Tre gol che scacciano tutti i dubbi sul suo conto e che riportano anche il sorriso in casa biancoceleste, dopo il pareggio in Europa League contro il Ludogorets e la sconfitta in campionato contro il Parma. L’olandese si porta a 5 reti stagionali, dopo le 2 che aveva segnato in Serie A.

 

Tre gol e tre sorrisi coinvolgenti del numero 14 che in una gelida serata all’Olimpico hanno scaldato tutti i tifosi biancocelesti. Baroni, dal canto suo, azzecca l’ennesima gestione di un suo calciatore e si avvicina a un mese di big match con un’ulteriore conferma. Al momento del cambio tutti i giocatori in panchina lo hanno voluto abbracciare con l’olandese visibilmente felice. Al momento dei consueti balli sotto i tifosi, ormai tradizione dopo le vittorie biancocelesti, il protagonista è stato Noslin che, senza mai mollare il pallone della sua tripletta, è stato festeggiato da tutti.

Giuseppe Vignola

Classe 2001, ho sempre pensato che la gioia che può dare il calcio è imparagonabile a tutto il resto. Questa mia tesi, che può sembrare assurda, è stata avvalorata da un premio Nobel, Albert Camus, che disse: “Non c’è luogo in cui un uomo sia più felice che in uno stadio di calcio”. La felicità in uno stadio come tifoso l’ho provata, come calciatore non succederà mai, spero che quella da giornalista sia il mio futuro.

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