“Il gol più bello? Ricordo una mezza rovesciata in Serie A, ma non si avvicina a quello del derby di due anni fa: stavamo pareggiando, all’ultimo minuto ci hanno dato un rigore. Quello, è il gol più bello che ho segnato…”. Siamo al centro sportivo Masseroni a Milano, dove Regina Baresi, palleggiando, si racconta dentro e fuori dal campo. Se non avessi fatto la calciatrice, quale sarebbe il tuo lavoro? “Forse sarei una tennista, oppure una veterinaria, dato l’amore che mi lega agli animali”.
Però ha scelto il pallone…un’inclinazione naturale o un vizio di famiglia? “Papà e zio mi hanno certamente condizionata, ma il calcio è una cosa che devi avere dentro”. Nata con la propensione allo sport e animata da un amore viscerale per: “Salterei gli allenamenti solo per una finale o semifinale di Champions League a San Siro: Inter – Barcellona del 2010 per fare un esempio. E se dovessi scegliere tra la convocazione in Nazionale e lo scudetto, non avrei dubbi!”.
A proposito di scudetto, cosa manca alla squadra oggi? “Un po’ di esperienza e la capacità di reagire insieme alle difficoltà”. In campo cosa ti distingue? “Sono forse più “fisicata” di altre giocatrici; ma ho anche un punto debole: il colpo di testa. Spesso per paura di farmi male, evito addirittura di saltare”.
C’è una calciatrice che ritieni completa, a cui chiederesti la maglia? “Agnese Bonfantini: gioca con me e se mantiene la giusta mentalità, può diventare una delle più forti giocatrici in circolazione”. Parla da vero capitano, entusiasta e orgogliosa delle compagne. Ma l’immagine dell’Inter Femminile è lei, con il numero 9 sulle spalle e una convinzione totale nel lavoro che fa. E’ anche per questo che Adidas l’ha inserita nella “Tango League” come recruiter (insieme al Papu Gomez che è il punto di riferimento maschile) affidandole un ruolo di ambasciatrice: “Sono felice di essere la prima calciatrice italiana a vestire questo brand e mi sento fiera di far parte della Tango League. La speranza è che sempre più persone si avvicinino al nostro mondo”.
Tu a rappresentare le donne, il Papu gli uomini. Quanto divario c’è tra le categorie? “Nessuno, abbiamo tecnica, ci alleniamo con la stessa frequenza e abbiamo gli stessi impegni”. Raccontaci la tua settimana: “Sveglia alle 9 tutti i giorni, colazione del campione con latte, biscotti e nutella (la nutella è il cibo che mangerei a tutte le ore), passeggiata con i miei due cani. Gli impegni tra lavoro e trasmissione variano in base al periodo, ma gli allenamenti tre volte a settimana (dalle 20 alle 22) e la partita la domenica sono le mie certezze!”.
L’impegno sportivo non conosce differenze di genere, ma mentre per un giocatore professionista il calcio è un lavoro, per una donna spesso è un’attività secondaria, magari dopo otto ore in ufficio. La strada è ancora lunga, ma Regina e colleghe non mollano, giocando ogni domenica due partite diverse: quella per la classifica e quella fuori dal campo…
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