Da bambino dormiva per terra, ai piedi del lettone, perché nel piccolo appartamento in cui viveva con i genitori e i tre fratelli non c’era spazio per una sistemazione più comoda. Viaggiava un’ora e mezza in bicicletta tutti i giorni, e quella bici gliel’aveva costruita suo padre: era l’unico modo per arrivare agli allenamenti con l’Atlético Nacional, perché i mezzi pubblici erano troppo costosi per la sua famiglia. I pochi spiccioli che gli venivano dati dalla mamma servivano per fare una chiamata dal telefono pubblico nei pressi del centro tecnico e dire: “Tutto ok, sono arrivato”. Una volta si persero le sue tracce per ore, i genitori pensarono gli fosse successo qualcosa di terribile. E invece, semplicemente, si era fermato a giocare per strada al ritorno dall’allenamento. Saltò un Mondiale Under 20 per motivi disciplinari: difficile controllare le emozioni quando le difficoltà dell’esistenza sono così tante. La vita di Edwin Cardona non è stata una scala di cristallo. Poteva scegliere il richiamo dell’Europa, e ha preferito il Messico. Lì è diventato Crackdona, l’idolo del Monterrey. Non era pronto al salto nel nostro continente, diceva. Adesso è arrivato il momento…
Rosario Triolo
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