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La porta d’Oriente del calcio turco: Istanbul, tra successi e ombre

Istanbul, la porta d’Oriente, capitale multiculturale e sede delle tre regine incontrastate del campionato di calcio turco: Besiktas, Fenerbahce e Galatasaray. Lo dicono soprattutto i titoli. Dal 1959 il Galatasaray ha vinto 20 campionati, il Fenerbahce 19 e il Besiktas 15, doppiando la quarta squadra emergente Tranzbonspor ferma a 6. Poi il nulla. Ma non è solo una questione di vittorie e prestigio. Prendiamo ad esempio i ricavi dei diritti tv: queste tre squadre accasate sulle sponde del Bosforo nel 2016 si sono spartite 200 milioni, lasciando agli altri protagonisti solo le briciole. E bisogna considerare che il campionato turco è il sesto per ricavi in Europa, dietro solo ai “fabulous five”, avvicinandosi molto ai guadagni della Ligue One francese. Questo balzo in avanti è cominciato negli anni 90 quando la Turchia si è “occidentalizzata” a livello economico-politico affermandosi definitivamente come solida potenza mondiale nei primi anni 2000. Di conseguenza sono piovuti gli investimenti in tutti i settori, compreso quello calcistico. Recentemente a contribuire ancor di più alla crescita esponenziale della Lig turca ci ha pensato Digiturk, piattaforma pay-tv legata al colosso delle telecomunicazioni Bein Sports, che ha vinto i diritti delle partite acquistando un pacchetto quinquennale fino al 2022 da 590 milioni di dollari.

Il campionato è quindi dominato in tutti gli aspetti dalle tre squadre della capitale, anche se, scavando nella storia più o meno recente di questi club rivali, si scopre che non è sempre stato tutto rose e fiori. Nel 2011 il Besiktas era sull’orlo del fallimento, sommersa da debiti per mala gestione e coinvolta in cause legali; nel 2012 la società è stata rilevata dal business man Fikret Orman che è riuscito a sanarne il bilancio, grazie anche alla realizzazione in pochi anni del nuovo stadio di proprietà all’avanguardia, la Vodafone Arena, che dalla stagione 2015-16 sta portando enormi ricavi al club. Il Galatasaray, che è vista come la massima espressione della potenza calcistica turca all’estero, ha violato le norme del Fair Play Finanziario imposto dalla Uefa accumulando un debito di milioni di dollari nel triennio 2012-2015: per questo motivo è stata esclusa da tutte le competizioni europee per il biennio 2016-2017 e 2017-2018. E’ dovuta intervenire la banca turca “Denizbank” che si è accordata con la società per una ristrutturazione del debito per evitare il fallimento. Ora quindi, direttamente o indirettamente, il Galatasaray è controllato da una banca. Molte squadre turche, inoltre, sono coperte dai debiti perché sebbene la Lira turca non regga il confronto con altre grandi valute mondiali, i calciatori vogliono sempre essere pagati in valute estere che hanno più potere d’acquisto.

Il calcio turco oltre ad essere legato a doppio filo con l’economia nazionale è stato anche teatro di scandali politici: nel 2011 il Fenerbahce ha vinto il campionato turco ma 36 tra giocatori dirigenti e ufficiali di gara sono stati condannati per aver truccato le partite. L’allora presidente Aziz Yildirim fu condannato a 6 anni di reclusione, poi condonati grazie all’intervento in prima persona del ministro Erdogan, tifosissimo del Fenerbahce. Questo scandalo, equiparabile alla nostra Calciopoli, ha fatto perdere milioni di dollari al Fenerbahce, che è stato anche escluso dalla Champions dell’anno successivo. Altro esempio di un calcio – quello alle porte d’Oriente – fatto di contrasti, che non è ancora riuscito a fare il passo decisivo per diventare grande.

Di Riccardo Despali.

Redazione

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