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La fuga dall’Inter, gli insegnamenti di Zeman e Di Francesco, i progetti con il fratello Omar. Karim Laribi si racconta: “Sogno un gol in A da dedicare a mamma e papà”

Il telefono squilla, ma alla fine a rispondere è la segreteria. La causa? “Il nuovo Call Of Duty. Sai, è molto bello…”. A richiamare e a giustificarsi in questo modo è Karim Laribi, centrocampista del Cesena, amante del calcio, del soccer golf e della Playstation. “Se faccio un gol ai Mondiali, però, potrei rinunciarci per un mese – racconta in esclusiva ai microfoni di Gianlucadimarzio.com – non di più eh, sarebbe dura”. Già, perché Karim ha il doppio passaporto e in Russia ci potrebbe andare con la Tunisia, che lo ha già convocato in un paio di occasioni: “Ma che dolore l’eliminazione dell’Italia. La vittoria contro la Francia nel 2006 rappresenta uno dei ricordi più belli della mia vita. Dispiace che molti bambini non possano vivere emozioni del genere”. Si sente italiano Karim, lui che è nato a Milano da mamma sarda e papà tunisino: “Purtroppo ciò che è successo era prevedibile – continua – qui gli allenatori delle giovanili pensano solo a vincere per poi andare al bar e vantarsene. Crescere giocatori validi non è un loro obiettivo e i risultati si vedono”. Un provino al Milan a otto anni, che però si esaurisce in una partitella a Linate senza concretizzarsi in qualcosa di serio. Poi le giovanili all’Inter, insieme ai vari Balotelli, Destro, Santon e Obi. Karim lì non si sente considerato e allora cosa fa? “Giustificavo le mie assenze dicendo che sarei andato in gita scolastica. Invece prendevo l’aereo insieme al mio agente e volavo in Inghilterra a fare provini con altre società. All’inizio avevo un po’ di paura. Poi l’ho fatto cinque volte…”. Il più bello? “Quello con il Liverpool. Che centro sportivo incredibile, c’erano televisori ovunque. Feci molto bene, poi però mi chiesero di andare lì gratis per il primo anno e i miei genitori non potevano permettersi un’altra casa”. A prenderlo è il Fulham, che se lo terrà per due anni: “Rifarei questa scelta un milione di volte – racconta Karim – sono andato a vivere da solo a 16 anni, ho imparato l’inglese e a gestire i soldi. Lì mi davano 400 pounds al mese, mica come ai ragazzi di oggi”. Qualche anno prima, nel 2004, con la maglia dell’Inter giocava anche il fratello Omar, che in estate permetteva ai nerazzurri di vincere il Trofeo Tim segnando il rigore decisivo in finale contro il Milan: “Io ero in montagna con l’oratorio – ricorda sorridendo Karim – e non sapevo che Omar fosse stato convocato in prima squadra. Chiamavo a casa, ma non rispondeva nessuno. Erano tutti allo stadio. Quando il giorno dopo sono venuto a saperlo ero il ragazzo più felice del mondo”. Un legame fortissimo quello fra i due Laribi, che però preferiscono non parlare di calcio: “Omar raramente mi viene a vedere, perché quando lo fa porta sfiga (Ride n.d.r). E io Idem. Il mio idolo è sempre stato Baggio, però mi sono innamorato del calcio andando agli allenamenti di mio fratello. Ne approfittavo e mi mettevo a correre insieme a lui lungo il campo. Chi è più forte? Tecnicamente mi batte, lo ammetto”. Ma, si sa, l’unione fa la forza. E i fratelli Laribi hanno deciso di collaborare per un progetto a San Donato Milanese, il loro quartiere. Qui, qualche anno fa, venne aperto un centro sportivo con un campo ad undici e uno a sette. Poi il tutto è diventato un buco abbandonato: “Il nostro obiettivo è quello di riaprirlo, aggiungendo dei sintetici coperti, in modo da spingere tanti ragazzi verso lo sport in generale, non solo il calcio. L’inaugurazione? Ci sono dei tempi da rispettare con il comune…”.

Chi non ha aspettato con lui è Zeman, con cui Karim fa il suo esordio nel calcio dei grandi: “Mi ha dato tanto e questo l’ho capito solo con il tempo. Ho avuto la fortuna di incontrarlo nel momento giusto della mia carriera, perché a 18 anni sei più spensierato e puoi concentrarti solo su quello che il Mister ti dice”. E venerdì c’è proprio Cesena-Pescara: “Lo saluterò, anche se lui non è uno di molte parole (ride n.d.r)”. In quel Foggia c’era anche Lorenzo Insigne: “Ha fatto la gavetta e si è meritato tutto. Con la Svezia lo avrei fatto fatto giocare? Non ci metto bocca. Ventura ha fatto le sue scelte e purtroppo gli è andata male”. Poi, qualche anno dopo, ecco il Sassuolo di Di Francesco: “E’ molto bravo. Ha imparato la fase offensiva da Zeman, studiando quella difensiva da altri. Sono molto diversi: il boemo non parla mai ma vede tutto. Lui, invece, preferisce intervenire subito” . Karim non è uno a cui piace sognare troppo, perché così si creano facili illusioni. Niente pallone D’Oro, dunque, “Quello lo può sognare chi gioca nel Real Madrid” sottolinea. “Vorrei il primo gol in A”. A chi lo dedicherebbe? Facile: “Ai genitori, che sono stati molto importanti e che continuano ad esserlo”. Intanto gioca e segna con il Cesena. Quattro gol in questa prima parte di stagione, con l’obiettivo di superare le otto reti di un paio di anni fa con il Bologna. Due nel 3 a 3 di Frosinone: “Che potrebbe rappresentare la svolta per il nostro campionato. La classifica attuale non ci rappresenta, vogliamo puntare più in alto”. Sempre avanti, dunque. Proprio come Karim, con un passato da raccontare e un futuro ancora tutto da scrivere.

Simone Golia

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