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La ‘dinamite’ nei piedi, il soprannome “boss” ed il sogno di diventare giornalista. Duncan, il pupillo di Stramaccioni che piace al Milan

Questione di obiettivi, di profili giusti per intraprendere al meglio un
nuovo ciclo. Milan – Alfred Duncan: contatti avviati. Per
iniziare l’avventura del Milan
targato Fassone e Mirabelli… col botto. E come potrebbe
essere altrimenti visto il piede alla dinamite del
ghanese. Parola del suo ex presidente Spinelli
ai tempi del Livorno. Ammaliato dalle qualità di Duncan, un po’ come tutti. Col
nuovo ds del Milan in prima fila. Reazione scontata per quel ragazzo timido e pacato, che quasi
parla sotto voce, ma capace di mascherare i suoi 24 anni di età grazie ad una
maturità fuori dal comune in campo. Questione d’educazione. Sempre al primo posto nella vita di Duncan: unico
figlio maschio dopo quattro sorelle. Merito di papà Thomas e mamma Laetitita.
“A
otto anni i miei genitori mi hanno mandato in un collegio a due ore da casa.
Dicevano che stando da solo avrei imparato di più. Ero il più piccolo e vivevo
soltanto lì dentro: dormivo, mangiavo, studiavo e giocavo a calcio. Nient’altro”
. Fino a quando lo zio “mi disse che sarei potuto andare a giocare in Italia dopoché mi vide in
una partitella per strada. La mia
famiglia voleva che continuassi a studiare e io volevo diventare un
giornalista, magari di politica o economia. Ma ci abbiamo provato ed è andata
bene: mi ha preso subito l’
Inter. È stata la mia prima
squadra: fino a 12 anni giocavo nel mio collegio con altre scuole”
. L’ambientamento però fu tutt’altro che semplice. Fu
determinante la famiglia di Pistoia a cui venne dato in affidamento. Sono riuscito a superare quel periodo complicato anche
grazie all’affetto della famiglia Giusti. I miei ‘genitori’ italiani si
chiamano Leonardo e Francesca. Dopo le partite tornavo sempre a casa a Pistoia.
E poi c’era il mio fratellino adottivo, Niccolò, a cui sono affezionatissimo”.
Passò dalle difficoltà al soprannome di ‘boss’ nella Primavera nerazzurra. Mbaye mi chiamava ‘capo’. Vivevamo
tutti insieme a Interello e quando gli altri facevano casino in salotto io li
facevo stare in silenzio”.
Il sogno era quello di ripercorrere
la carriera del suo idolo Thiago Motta
grazie agli insegnamenti di Stramaccioni.
Per me è stato
come un padre, mi ha dato consigli su come crescere anche fuori dal campo
“. Insieme vinsero nel 2012 la Next
Generation Series
a Londra contro l’Ajax. Da quel momento la carriera di
Duncan decollò. Livorno, Samp ed
infine Sassuolo. Testa focalizzata
sul calcio: zero grilli per la testa. A parte le sue due grandi passioni: I videogiochi e i droni. Ne uso uno per
fare foto dall’alto e lo porto anche al campo. A fine allenamento, quando ci
mettiamo a tirare le punizioni, lo faccio volare e registro così a casa
riguardo tutto. Il problema è che
Consigli a volte lo mira e un
giorno l’ha quasi preso.
Se lo centra, lo ricompra”. Tipo simpatico a cui piacciono le sfide, Duncan.
Professionali e… online! “Io gioco con
tutti, appena posso. Call of duty, GTA, Mortal Kombat, ovviamente Fifa.
Gioco
anche online di solito con chi conosco. Se qualcuno vuole fare una partita mi
può cercare, magari accetto: sono Fredinho41”.
Ma dalla prossima stagione potrebbe
apparire con una maglia diversa anche su FIFA. Mantenendo il nero e sostituendo
il verde col rosso. E porteranno pazienza i tifosi rossoneri se il 6 marzo 2016 segnò proprio
al Milan con un missile terra-aria, sbloccando un match terminato poi 2-0 in
favore del Sassuolo. Ah, andate a rivedervi quel gol: vi rinfrescherà la
memoria riguardo al discorso ‘dinamite’. Boom: sotto l’incrocio. Un gol così bello non
l’ho mai fatto”.
Non sarà stato bello come
quello citato poco fa, ma anche nello scorso weekend ha segnato – la prima rete
in campionato –, lasciandosi definitivamente alle spalle gli infortuni occorsi
in stagione. 3-1 fuori casa all’Empoli: la chiude Duncan. Da fuori, col botto.
Proprio come il nuovo Milan targato Mirabelli spererebbe di fare nel caso in cui
i contatti avviati andassero a buon fine. Aggiudicandosi quel ragazzo timido e
pacato dai piedi alla dinamite.

Alberto Trovamala

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