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Juventus? No, il primo bomber del 2000 gioca nel Latte Dolce. Pireddu: “Sogno i bianconeri e studio Ronaldo”

Moise Kean ha fatto doppietta? Beh sì, ma solo di primati. Federico Pireddu se n’è preso solo uno di record, ma ha anche “gonfiato la rete”. Già, almeno questo record se lo prende il “bambino” del Latte Dolce, società dell’omonimo quartiere in provincia di Sassari. Il piccolo club sardo si sta giocando con grinta e orgoglio la salvezza nel girone G della serie D e da domenica scorsa può vantare anche il primo 2000 a segno in un campionato Nazionale italiano. Una grande gioia per la società, per l’allenatore Massimiliano Paba e ovviamente per lui, Federico.

Paura per un’interrogazione? Cosa sarà da ora in poi per Fede, che dopo aver esordito lo scorso nove ottobre contro il Citta di Castello, adesso ha anche provato l’emozione della prima rete tra i grandi: Sensazione bellissima” – racconta Pireddu ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com “Ma sapevo anche che non potevo permettermi di emozionarmi, perché i miei compagni e l’allenatore contavano anche su di me. La squadra aveva bisogno dei tre punti e quindi della massima concentrazione. Giocare al Vanni Sanna, con tutto quel pubblico, indubbiamente ti fa un certo effetto. Per fortuna dopo il fischio sono entrato in clima partita e ho schermato tutto quello che mi stava intorno”.

Ricordi ancora l’azione del gol? “Certo! Ho visto il mio compagno Palmas che andava via sulla sinistra e ho fatto tesoro di uno schema più volte provato in allenamento. Sapevo che dovevo stare lì e in effetti la palla è passata. Con il taglio giusto mi sono trovato da solo davanti al portiere e l’ho messa dentro. Non ho capito nulla per qualche secondo, ho visto tutti i miei compagni che mi abbracciavano: ripeto, bellissimo. Però il tutto è durato giusto un minuto… Ho avuto il tempo di festeggiare meglio dopo, in famiglia… (ride)”. Ti descrivi? “Sono, un esterno, quella che a volte viene ancora definito “ala” e punto molto sulla mia velocità. Penso di dover migliorare in tante cose, ma per fortuna il tempo è dalla mia parte. Mai fermarsi”.

Poco tempo per playstation e social, ci pensano due impegni seri a riempirgli le giornate: “Già… La mattina vado a scuola. Frequento la quarta del Tecnico Industriale, indirizzo informatico. All’una ho giusto il tempo di cambiarmi e pranzare. Poi borsone e via, mi presento al campo per l’allenamento. Non seguo diete particolari, al momento posso permettermi quasi tutto. Quando torno a casa studio. Se rimane tempo vedo gli amici, altrimenti mi riposo: anche questo è importante. Prima scuola calcio? La Wilier. Per ora riesco a far coincidere bene calcio e scuola, il mio obiettivo è di continuare così anche in futuro, consapevole che non sarà facile”.

Dopo il gol il telefono è scoppiato? “Quasi… (ride di nuovo). Tantissimi messaggi di complimenti da amici e familiari. Mi hanno riempito di orgoglio e di gioia, anche quelli dal contenuto semplice. Colgo l’occasione per ringraziare tutti. A scuola e nel gruppo hanno preso con entusiasmo la mia prima rete. Autografi? No dai, ci mancherebbe . E’ bastato leggere il mio nome su tutti i giornali, mi ha fatto emozionare, ma anche in questo caso è durata poco. Dopo due giorni testa solo al campo e all’allenamento. Non ho fatto nulla e devo concentrarmi sull’obiettivo del Latte Dolce”.

So che hai un preferito per il pallone d’oro: “Cristiano Ronaldo, il mio idolo. E’ un grandissimo atleta e professionista. Ha tutto: velocità, tecnica, freddezza sotto porta, resistenza. E una capacità innata di ‘scartare l’uomo’. Lo ammiro e lo studio: potessi fare un quinto di quello che ha fatto lui sarei felice.La squadra del cuore? La Juventus“. Andando molto in là con la fantasia, con quale maglia ti vorresti vedere un giorno? “Pochi dubbi, quella bianconera: questo è il sogno più grande. Ma, appunto, è un sogno. Ora vivo il presente, con i piedi per terra. Lavorare a testa bassa. Quello che avverrà nel 2018 e dopo lo sa solo il futuro”. In bocca al lupo Federico, Moise ti aspetta…

Francesco Caruso

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