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La luce in fondo al tunnel di Cuadrado

I tunnel più bui sono quelli in cui ti ritrovi senza neanche capire bene come ci sei finito dentro. Lo avrà pensato Juan Cuadrado, che da un giorno all'altro – era dicembre – si è ritrovato da uomo fondamentale per Allegri a spettatore forzato in una Juventus a cui la sua duttilità è mancata. Ora la fatidica luce in fondo al tunnel sembra intravedersi e ha il colore verde di un campo da calcio che il colombiano non vede dal lontano 12 dicembre 2018: Young Boys-Juventus, ultima gara del girone di Champions League. Una partita pressoché inutile (la Juve perse ma arrivò comunque prima), in un campo ghiacciato e contro avversari qualitativamente inferiori e non di poco, ma sempre con la gamba pronta ad essere usata.

Una gamba, quella di un calciatore svizzero, che va a scontrarsi col ginocchio sinistro di Cuadrado: sembrava una botta, si rivelò un trauma che gli avrebbe causato una lesione del menisco esterno e una frattura cartilaginea. Cuadrado non vede più il campo, all'inizio c'è incertezza anche sull'eventuale operazione, ma poi si decide per l'intervento. Anche Allegri, in diverse conferenze stampa, non usa mezzi termini (lo fa spesso, anche quando attinge al lessico ippico): "Cuadrado è morto".

Morto no, ma si arriva al punto di dubitare che in questa stagione possa esserci ancora spazio per lui. Tanto che Cuadrado non viene nemmeno inserito in lista Champions. Eppure, fino a quel maledetto Young Boys-Juventus, era stato proprio il colombiano una sorta di ago della bilancia in una Juventus a tratti esaltante: Cuadrado – complici anche i problemi fisici di Mandzukic e la squalifica di Douglas Costa – tra settembre e novembre è stato il terzo ideale nel tridente con Dybala e Ronaldo e con lui in campo i bianconeri riuscivano ad avere equilibrio senza sacrificare lo spettacolo. L'esempio migliore è Manchester United-Juventus 0-1 giocato in novembre. Cuadrado è l'uomo ombra nell'azione del gol di Dybala, che esprime la versatilità e l'efficacia di quel tridente: Ronaldo si allarga sulla destra e crossa, Cuadrado si inserisce sul primo palo da punta di ruolo e propizia la deviazione sulla quale Dybala battezza De Gea a rimorchio.

Poi, però, l'infortunio e l'oblio. Un concetto, quello di oblio, che Cuadrado ha sempre rifuggito: perché la sua firma nelle ultime vincenti stagioni bianconere c'è stata eccome. Il gol all'Inter nel 2017, l'autogol di Skriniar causato l'anno scorso e il gol al Milan a Torino, quello nel derby quasi tre anni fa che segnò l'inizio di una rimonta clamorosa, o ancora i gol in Champions contro Lione o Bayern Monaco.

Il ritorno in campo contro la Spal dopo quattro mesi a campionato già deciso e l'assenza forzata in quello che resterà del cammino della Juventus in Champions League, sanciscono – per la prima volta da quando indossa la maglia bianconera – una stagione senza la firma di Cuadrado. Ma se può essere frustrante entrare in un tunnel e starci così a lungo da un giorno all'altro, può essere altrettanto rigenerante uscirne: parafrasando Allegri, Cuadrado è risorto (proprio nella settimana più sacra dell'anno…) e può tornare a fare quello che sa fare meglio: correre e provare ad essere decisivo. Che poi, ripensandoci, lo spazio per un piccolo autografo sullo scudetto c'è ancora. Lungo solo un punto, l'ultima cucitura di un altro tricolore. Magari, senza scriverlo per esteso, Juan potrà lasciare scritto il suo nome.

 

Marco Bonomo

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