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Italia senti Klinsmann: “Un disastro non andare al Mondiale, sistema da rifondare. Milano torni capitale del calcio”

Dopo l’esonero da CT degli Stati Uniti nel novembre del 2016 Jürgen Klinsmann si è preso una lungapausa dal calcio: “Ho usato il 2017 per istruirmi. – racconta l’allenatore tedesco sulle colonne del Corriere della Sera – Ho preso il diploma per piloti professionali e ho studiato spagnolo tutto l’anno: in California dove vivo è una lingua utilizzata quanto l’inglese. E poi ho avuto la fortuna di vedere mio figlio giocare la Coppa del Mondo Under in Corea del Sud l’estate scorsa: è il portiere degli Usa ed è andato all’Hertha Berlino. Non è male, del resto lo ha impostato il grande Luciano Castellini”.

Proprio Il Giaguaro, storico preparatore dei portieri dell’Inter, fa riporta alla memoria gli anni vissuti in nerazzurro: “Mi ricordo tutto e sono solo cose belle. Da voi ho imparato che la vita è soprattutto un fatto di incontri e di legami: io sono stato travolto dal modo in cui le persone mi trattavano nei miei anni all’Inter. Quando provavo a parlare italiano, mi tiravano fuori una parola di bocca e costruivano un’intera frase per me. Avevano una pazienza incredibile”. Amore che Jurgen non ha perso per i colori nerazzurri: “L’Inter sarà sempre parte di me. Guardo sempre le partite in televisione. Il legame che gli interisti hanno con la loro squadra è profondo e molto esigente. Noi eravamo una squadra speciale perché ciascuno di noi aveva un rispetto enorme per l’altro. Non dimenticherò mai le cene a casa Pellegrini. È stato un presidente meraviglioso per me, mi ha insegnato molto».

Calciatore in Italia, un momento fondamentale nella carriera: “Da voi devi imparare diversi approcci, sistemi e filosofie. Ci sono così tanti modi differenti per arrivare al successo”. Esattamente il contrario di quanto avvenuto alla Nazionale Italiana con Ventura: “È stata molto triste la vostra non qualificazione. Ma è la dimostrazione che nel calcio non ti puoi mai rilassare. E soprattutto che tutti — allenatore, giocatori, dirigenti e federazione — devono remare tutti dalla stessa parte per avere successo. Vista dall’esterno, è stato evidente che non era questo il caso dell’Italia. Ed è un grande peccato. Una partita non può rendere tutto sbagliato, anche se capisco bene che è un disastro per l’Italia non qualificarsi al Mondiale. Ma adesso le persone responsabili, che sicuramente non mancheranno nel vostro calcio, hanno la grande opportunità di ripensare e ristrutturare le cose che non funzionano».

Il Mondiale 2006 sembra aver fatto più male che bene al calcio azzurro: “No, credo che la fame di successo sia sempre parte della cultura calcistica italiana. Però è chiaro che l’eliminazione dal Mondiale è un’enorme sveglia per tutto il Paese. Milano deve tornare a essere la capitale del pallone e soprattutto deve tornare ad avere due delle squadre più forti al mondo”.

Come si riparte? “Bisogna capire che un lavoro di fondo ha bisogno soprattutto di pazienza. Il ciclo di una Nazionale deve durare a lungo. Nel 2004 sapevamo che i giovani che avremmo fatto debuttare sarebbero stati pronti a vincere i grandi appuntamenti solo dopo alcuni anni. Alla fine ce ne sono voluti 10 per rivincere la Coppa. E questo dimostra che Low era l’uomo giusto e che la continuità e la pazienza pagano. Dal 2004 i club di Bundesliga hanno investito molto sui loro centri di formazione. E tutti si sono adeguati a un certo stile di gioco offensivo e veloce, in cui la squadra sa recuperare il possesso del pallone in un attimo, per poter ripartire subito. È questa la chiave per vincere”.

Conclusione sul suo futuro: “Presto o tardi troverò un’altra squadra. Nel calcio le cose accadono spesso all’improvviso, quando meno te lo aspetti. La mia preferenza è comunque per una Nazionale”.

Redazione

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