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Francia primo (grande) ostacolo: parte l’Europeo dell’Italia U21

Da Bochum a Cluj. La distanza che separa le due città è tanta, più di 1.600 chilometri. Tanti, però, sono anche gli anni in cui gli azzurrini non riescono a vincere un Europeo Under21. Da quell’ultima volta – 2004 con Claudio Gentile in panchina – sono passati 19 anni. Ci siamo andati vicino – un secondo posto nel 2013 e due volte terzi – ma la vittoria manca da quella magica notte e il 3-0 alla Serbia.

E ora Paolo Nicolato è chiamato a portare l’Italia sul tetto d’Europa, come impone il palmares (5 vittorie come la Spagna, più di tutti). E, anche, per ottenere l’accesso alle prossime Olimpiadi. Per farlo il commissario tecnico potrà contare su Gnonto, Scalvini e soprattutto Tonali, tanti piccoli prestati dall’Italia dei grandi. Ma andiamo per gradi.

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(Foto Rosito)

 

Italia Under21 a caccia dell’impresa

19 anni sono tanti, la voglia di rivalsa c’è e si vede. Se Euro2020 ha esaltato, il mancato accesso ai Mondiali ha lasciato strascichi. Ecco perché, ora, serve una nuova boccata d’ossigeno (azzurra). L’Italia Under21 è una degli outsider alla vigilia, ma un gradito sotto alla Francia. Proprio la Nazionale Sylvain Ripoll è la grande favorita e sarà il primo avversario degli azzurrini in un gruppo D molto proibitivo con Norvegia e Svizzera (Clicca QUI per conoscere le avversarie dell’Italia U21).

 

Per partire con il piede giusto, però, Nicolato si affiderà al 3-5-2 di italica sicurezza, sperando che Sandro Tonali, sempre più vicino al Newcastle United, possa accendere la luce. Tante speranze, poi, dal duo d’attacco Colombo-Cambiaghi. Entrambi, al primo anno in Serie A, hanno segnato gol pesanti e decisivi.

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Rispetto ma niente paura: la Francia è il primo scoglio

Rispetto sì, paura mai. E così gli azzurrini esordiranno con la Francia del Ct Sylvain Ripoll. È la nazionale più forte, un – primo – banco di prova importante per la squadra di Nicolato. Da Wahi e Gouiri alla coppia difensiva Simakan-Kalulu, fino ad arrivare alla stella del Nizza Khéphren Thuram, figlio di Lilian e fratello di Marcus. Una corazzata sì, da affrontare però a viso aperto con la cattiveria e la voglia che ci contraddistingue. Perché, alla fine, l’Italia chiamò.

Pietro Agoglia

Ho lasciato il calcio giocato una domenica piovosa in un campo fangoso. Ma il richiamo era troppo forte: ho sostituito gli scarpini con la penna, una divisa con il computer e ora cerco di raccontarlo. Laureato, ma niente di serio. Quasi giornalista, la fumata bianca è vicina, ma mancano da definire i dettagli finali.

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