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Italia, Bernardeschi: “I tatuaggi, Shevchenko, Buffon, Corvino e la Nazionale: vi racconto le mie emozioni”

Sorride Federico, si gusta il momento. Unico e speciale com’è, con quell’Europeo che da sogno è diventato realtà. Bernardeschi in Francia con gli Azzurri dopo una grande stagione in viola, c’è anche lui nei 23 che Conte si porterà ad Euro 2016. Dal ritiro della Nazionale a Coverciano, il n.10 della Fiorentina parla in conferenza: “Io l’outsider? Sono sicuramente il più giovane, è un orgoglio ed un privilegio essere qui in mezzo a tanti campioni. Cercherò di dare il massimo ed il mio contributo alla squadra. Gli schemi di Conte? Mi adatto, cerco di adattarmi e fare il mio meglio. Poi gli schemi li decide il mister ed un giocatore si deve adattare a quelli che sono gli schemi dell’allenatore… Dove mi esalto? Sull’esterno destro… Poi mi piacerebbe giocare un giorno da trequartista ma mi adatto. Tecnicamente mi piace giocare col pallone, ma vado anche in profondità ed ho una buona corsa. Io come i carraresi? Sì è vero, siamo tosti e fatti a modo nostro. Mi ci riconosco… Sorpreso dalla convocazione? Ci stava che rimanessi fuori… Ha avuto paura De Rossi, la devo avere anche io. Ho sempre cercato di dare il 100%, per fortuna è arrivata questa chiamata importantissima per me. I tatuaggi? Ne ho già abbastanza, per adesso ci fermiamo qui. La Fiorentina? Questo Europeo lo considero un punto di partenza, ho fatto una bella annata ed è il coronamento di un sogno questa convocazione. Qualsiasi giocatore da bambino sogna di far parte della Nazionale per una spedizione così importante. E’ una grande soddisfazione ed un orgoglio. Il mio sogno? Non mi accontento di essere qui, credo che un giocatore ed una squadra debbano sognare ed è giusto. Dobbiamo lavorare per raggiungerli, uno dei miei sogni sarebbe vincere questo Europeo: ce la metteremo tutta. Conte? Credo di essere una delle sorprese, non mi ha detto nulla di particolare. Ho lavorato per questo e l’ho ottenuto, ora lavorerò per quello che ancora deve venire. Il mio idolo? Shevchenko, un grandissimo fenomeno. Un modello? Cerco di prendere spunto da tutti i campioni che vedo giocare e che per fortuna posso vivere quotidianamente. Le parole di mio padre? Mi hanno fatto molto piacere, era stato sempre molto critico con me. Io come persona? Sono critico con me stesso, sempre. Ma fa parte del mio carattere e me l’ha trasmessa proprio mio padre, non mi accontento mai. A questa Nazionale voglio dare grande supporto, sono stato chiamato per questo. Mi impegnerò al 100%. I miei ricordi azzurri? Il mondiale del 2006, ci eravamo radunati tutti in piazza col mega-schermo e stavamo tifando la nostra Nazione. Si tifa un Paese, non solo la squadra. Quando poi riesci a vincere e unisci tutti… sono le emozioni più belle. La 10 a Thiago Motta? E’ più che condiviso, credo lo meriti per quello che ha fatto in carriera e per la qualità che ha. Non c’è condivisione più sincera. Corvino? Ci siamo sentiti, è tornato e gli posso fare un grande in bocca al lupo. Sono molto contento del suo ritorno. L’intercambiabilità del calcio moderno? Ci credo molto, un giocatore si deve adattare alle caratteristiche della squadra. Ogni giocatore vorrebbe imparare più ruoli e poi definirsi in un ruolo ben preciso, serve a se stesso e alla squadra. Buffon? Con Gigi ho un bellissimo rapporto, lo ringrazierò sempre per i consigli e per come si comporta con me. I giovani dei vivai italiani? Uno deve fare grande sacrifici e non deve mai perdersi, bisogna stare sempre lì con la testa e dare il meglio di sé se vuoi raggiungere gli obiettivi prefissati. Non basta il talento. Buffon quando ero piccolo? Lo vedevo come un modello e così è rimasto per me, sono un cittadino di Carrara che è cresciuto lì dove lui è un dio. Conte? Chiede di puntare l’uomo e creare superiorità numerica quando abbiamo la palla, in fase difensiva di restare collegato alla squadra e non giocare liberamente. La qualità di questa Nazionale? Ne ha tanta, in ogni singolo giocatore. E poi c’è la forza di questo gruppo che è insieme da tanto. La partita contro la Germania? Ci ho ripensato tanto. Era un livello di calcio molto alto, ma credo ci sia mancato l’ultimo passaggio per fargli più male. Sul piano del gioco siamo stati lì, ci sono piccole sfumature in campo che da fuori non si notano… C’erano tanti giovani come me alla prima da titolare, mentre loro sono giocatori che giocano insieme da tanti anni”.

Guido Barucco

(Aspirante) giornalista tra Firenze e Milano. Studio Giurisprudenza, ma la mia legge è soprattutto il calcio. Amo raccontare storie ed emozioni, quelle che vanno oltre i colori e la fede. Pubblicista dal 2013 e nella famiglia di GianlucaDiMarzio.com da febbraio 2014.

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