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#Vitadabomber - Martin Jorgensen ed il suo volante per amico: "Mi occupo della ditta di famiglia, ma non solo"

| News calcio | Autore: Redazione

Un grande amore che si scrive Aarhus, anche se la pronuncia non è chiara del tutto. La prima e l’ultima volta di Martin Jorgensen da professionista sono state con la maglia bianca e blu di questo club danese nel quale è cresciuto fin da piccolissimo. Prima di fare ritorno alle origini, ovvero da dove era partito nel 1997, soltanto due squadre: Udinese e Fiorentina. Due esperienze che gli hanno insegnato tanto, a partire dalla lingua. Il che per me è già una fortuna perché quando risponde al telefono posso fargli subito una domanda in italiano senza che lui mi chieda di ripetere due volte.

“Si, ci torno spesso - racconta Martin Jorgensen a gianlucadimarzio.com - sopratutto a Firenze, perché sono rimasto legatissimo alla città”. La domanda in questione era: “Ti manca l’Italia?”. Per rompere il ghiaccio direi che sono andato bene. Martin è gentile e disponibile. Mi racconta di essere tornato da poco da una riunione tecnica. “Ora faccio il collaboratore del c.t. Olsen in nazionale e veniamo dalle ultime partite di qualificazione al prossimo europeo”. Siccome hanno steccato il pass diretto proprio all’ultima giornata - in favore dell’Albania di De Biasi - non infierisco troppo e gli chiedo di parlare d’altro. “In realtà dopo il ritiro mi sono dedicato all’attività di famiglia”.

E questa è una storia che va raccontata, perché non è una cosa da tutti i giorni. “Abbiamo una ditta di pullman dal 1920”. E la memoria va subito al febbraio del 2014. “Quando la Fiorentina venne a giocare in Danimarca contro l’Esbjerg fui io stesso ad andarli a prendere in aeroporto mettendomi alla guida di uno dei nostri autobus”.

Un vizio che evidentemente aveva anche da ragazzino. Si racconta che nel 1999, in occasione di un Italia-Danimarca giocata al San Paolo di Napoli, l’autista alla guida del pullman della nazionale danese si trovasse in grossa difficoltà nell’effettuare la manovra per uscire dall’area di parcheggio. Martin, senza farsi problemi, gli dice di scendere e di lasciargli il posto. Due manovre, avanti, indietro e voilà, Danimarca libera di andare via. “Non sei la prima persona a raccontarmi questa cosa. Sinceramente non lo ricordo precisamente ma - aggiunge con una risata - non escludo che sia successo davvero”.

Al volante di un pullman o della sua Fiorentina per Martin faceva poca differenza, perché lui per primo ammette che quelli in viola restano anni indimenticabili. “Ho ricordi bellissimi di quella esperienza: su tutti la semifinale di Europa League”. Ma c’è anche la Serie A nei suoi ricordi. “Non dimenticherò mai l’ultima di campionato a Torino contro il Toro, quando Osvaldo fece gol di rovesciata regalandoci il quarto posto che voleva dire preliminari di Champions”. Da una sponda all’altra di Torino, i momenti più belli della sua avventura viola sono legati anche ad una sfida con la Juventus. “Vincemmo 2-3 dopo 20 anni che la Fiorentina non faceva tre punti in casa della Juve. Quando rientrammo in città trovammo quasi tremila persone che ci aspettavano in aeroporto. Una serata indimenticabile”.

E poi gli amici. “Continuo a sentire Dainelli e Ujfalusi: arrivammo insieme nel 2004 a Firenze e legammo subito tantissimo. Senza dimenticare Prandelli: un grande. Ci faceva lavorare bene, e sopratutto ci faceva vincere”. Oggi gli sembra di rivedere quella sua Fiorentina. “Sousa è molto bravo. Ha le idee chiare e se sta lì su vuol dire che sta lavorando bene”.

A proposito di lavoro. E’ meglio che lo lascio andare, magari c’è qualche gruppo di turisti da andare a prendere il aeroporto. Ma tanto per Martin è cosa da niente: due manovre e voilà, con lui alla guida il pullman viaggia che è una bellezza.

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