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Udinese, la favola di Scuffet e i racconti di chi lo conosce bene: “Quella volta che subì 3 gol a Verona…”

| News calcio | Autore: Gianluca Di Marzio

Simone Scuffet, con l’accento sulla u. Impariamo a pronunciarlo, non che sia difficile, ma perché ne sentiremo parlare a lungo. Il portierino dell’Udinese, gigante nel fisico ma piccolo di età, essendo un classe 1996, ha già incantato l’Italia e non vuole fermarsi. E chi meglio di Luca Mattiussi, allenatore della sua ormai ex Primavera, può raccontarci meglio il suo percorso: “Simone ha esordito con noi pur essendo sotto età, aveva gli anni per giocare ancora negli Allievi, eppure era già pronto per stare tra i ragazzi più grandi. Questo perché, oltre alle qualità tecniche e fisiche, è dotato di grande calma e freddezza, caratteristica che gli ha permesso di esordire bene anche in Serie A”. Il ragazzo di Remanzacco, che gira in mini-car, è“molto serio, professionale, quasi distaccato in campo”, ed ha alle spalle un aneddoto curioso: nel campionato Primavera dello scorso anno si gioca Verona-Udinese, 3 a 1 per l'Hellas, con Simone protagonista in negativo. Due gol su due tiri non irresistibili e su un rigore da lui stesso causato. E’responsabile della sconfitta, certo, ma anche il primo a dover ricevere una pagella meno amara del previsto. Dal suo allenatore: “Dai Simo, si può sbagliare, non fa nulla. E poi, meglio aver preso tre gol oggi che tre in altrettante partite!”. Lui è deluso, glielo si legge in viso, ma la risposta è secca: “Non capiterà più, Mister, tranquillo!”, la meglio gioventù, quella di personalità. L’episodio rimane impresso perché si tratta di un once in a lifetime, di una vita in Primavera (in realtà una sola stagione) fatta di prestazioni super e senza sbavature, tanto da giocare il Mondiale Under 17 da stellina e  la chiamata di Guidolin per l’anno successivo. Il resto è storia recente,gli infortuni di Brkic e Kelava gli spalancano le porte da titolare della porta bianconera. Bianconero come l’idolo di chi fa il suo mestiere, al quale Mattiussi lo paragona, pur con le dovute proporzioni: “Mi ricorda il primo Buffon, e continuando con il lavoro che sta facendo con intelligenza, chissà...”. Sportivamente un precoce, con qualità sopra la media e senza paura, con quel suo atteggiamento freddo che lo rende un portiere atipico, con lo stile un po’distaccato dei friulani. Fuori dal campo, invece, è "umile, tranquillo, senza grilli per la testa, con ottimi risultati a scuola nonostante le assenze”, un ragazzo di buona famiglia e che prima delle partite della sua ex-Primavera passa per un saluto nello spogliatoio dei suoi vecchi amici, dai compagni al massaggiatore. Perché Simone, oltre ad essere il futuro dell’Udinese e (forse) dell’Italia tra i pali, è soprattutto “un ragazzo splendido”. Parola del suo vecchio allenatore, parola di chi, tra i primi, ha visto le gesta di un ragazzo semplice che si è preso la porta del Friuli, con la S di Superman nel destino e la S di Scuffet nel cognome. Con l'accento sulla u. A cura di Manuel Biundo
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