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"Tifa Lazio e lotta come me". Manolo Portanova, cuore di papà: "Quanti vetri rotti a casa! Quel rigore al 90esimo..."

| News calcio | Autore: Redazione

"Di padre in figlio". Oppure, "tale padre, tale figlio". Ce ne sono di belle espressioni. Ma quella di Daniele, felice e sorridente, nel raccontare le gesta del figlio Manolo, beh. Non ha prezzo. C’è qualcosa di diverso, di profondo. Al di là del "semplice" amore per il calcio.

C’è una maglia, quella della Lazio, che per entrambi ha un significato speciale. Manolo, classe 2000, è uno dei giovani emergenti del settore giovanile biancoceleste. Corre, si diverte: "Ha il carattere del padre: grinta, personalità, non molla mai" racconta Sebastiano Siviglia - suo allenatore lo scorso anno - ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com. "Come arrivò alla Lazio? Mi dissero che il figlio di Portanova era senza squadra. Sapevo del grande senso di appartenenza verso i colori biancocelesti, sia di Manolo che di Daniele. Allora mi attivai con la società per farlo tesserare. Mi bastarono 3 giorni per capire che aveva qualità...". Un guerriero, esatto. Come papà. Centrocampista centrale, uno degli assi dell'Under 17 di Santoni...e non solo. Simone Inzaghi, infatti, ha deciso di aggregarlo alla squadra Primavera (insieme a Miceli e Petroselli) per la sfida di Supercoppa contro il Torino, poi vinta 2-1 dai granata.

Ma ora silenzio, parla papà: “Manolo è cresciuto con il calcio. Tanta passione – racconta Daniele a GianlucaDiMarzio.com - per questo sport e per la Lazio, ma non è stato difficile farlo diventare un grande tifoso biancoceleste come me (ride)”. Stessa passione, stesse caratteristiche, stesso carattere? “Direi di sì, a tratti lo devi anche calmare perché è troppo irruento”. Un’annata che è cominciata nel migliore dei modi, ma niente pressioni. “Ce la sta mettendo tutta. Ma la cosa di cui sono più felice è vederlo sereno. Poi va beh, indossando quella maglia con l’aquila sul petto ha realizzato anche il mio sogno (giocare nella Lazio). Ogni volta che vado a casa e vedo tutta quella roba biancoceleste, mi emoziono. Manolo indossa una maglia importante, che lo deve portare a dare sempre il massimo”.

"Già da piccolino si vedeva che aveva una passione sfrenata per il calcio. L’unico figlio che prima di ‘papà e mamma’ ha detto ‘pallone’. Si è visto subito che aveva qualità importanti”. Un amore che, poi, si è trasmesso anche ai tre fratelli minori: “Denis gioca nel Bologna, è centrocampista centrale come Manolo anche se è un po’ più bravo tecnicamente. Il terzo, William, è un ‘jolly’, dove lo metti sta. Oggi si vuole allenare, domani il pugilato, dopodomani il tennis. Il più piccolo, Josè Maria, ha solo cinque anni, ma ha già le idee chiare: dice che è Neuer, vuole fare il portiere. Para tutto quello che si può parare, a casa ogni tanto dice ‘mia’, così da nulla”.

A casa, ecco, sai che partite… “Eh infatti, mi hanno sfasciato tutto (ride). Quindi, ora, gliel’ho vietato”. E fuori? “Calcisticamente, più che altro, li segue la mamma perché non voglio mettere loro pressione”. Torniamo a Manolo, aneddoti particolari? Siviglia ne ha uno speciale: "Ricordo il suo primo gol con la Lazio - rivela l'ex allenatore dei Giovanissimi Nazionali - su rigore contro il Teramo. 90esimo minuto, lo feci tirare a lui perché mi dava l'impressione che potesse reggere la pressione di un rigore a pochi istanti dalla fine. Non mi sbagliai. Ora gli faccio un grande in bocca al lupo". Daniele&Manolo, col figlio pronto a realizzare il sogno del padre. Giocare nella Lazio. Che bello il calcio.

di Lorenzo Buconi e Francesco Pietrella

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