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Tanti auguri a Julio Cruz: "Jardinero" per caso, dal campo di calcio alla politica

| News calcio | Autore: Matteo D'Aquila

Ah, il destino... Chissà con quale altro soprannome sarebbe stato famoso Julio Ricardo Cruz se al posto di quel tagliaerba ci fosse stato qualcos'altro. Sì, perchè capita che un episodio ti segni per tutta la vita, capita che un dettaglio all'apparenza insignificante diventi invece fondamentale per l'attribuzione di un nome che ti accompagna per tutta la carriera. E' successo questo al giovane Julio, calciatore degli Allievi del Banfield che al termine degli allenamenti si divertiva a giocare in un angolo con tre-quattro compagni, proprio vicino a un tagliaerba. Poi la svolta, l'episodio che ti cambia la vita: il gol contro il Boca Juniors, una delle grandi del calcio argentino. E via tutti a chiedersi chi fosse quello spilungone coi capelli lunghi in grado di castigare i campioni alla Bombonera: "Lui è Julio, El Jardinero". Lo sarà per sempre.

Umiltà al servizio della propria squadra, giocatore speciale, professionista serio ed esemplare, sempre al punto giusto al momento giusto, amato da compagni e allenatori e mai odiato dagli avversari. Uno e novanta, ma non il classico centravanti di sfondamento. Anzi, piede destro delicatissimo, visione di gioco straordinaria e gran senso del gol. Con delle particolarità, una su tutte legata alla vittima preferita: la Juventus. Sì, perchè quando Cruz vedeva il bianconero sembrava un toro appena vede il rosso, completamente scatenato.

Di destro, di sinistro, di testa, su punizione e su calcio di rigore, "El Jardinero" ha segnato alla Juve in tutti i modi, in tutte le competizioni. E con quasi tutte le squadre con le quali ha giocato, partendo dalla doppietta col Feyenoord in Champions League alla prima importantissima esperienza europea, passando per la rete messa a segno con la maglia del Bologna, dove con Beppe Signori formava una formidabile coppia d'attacco, fino ad arrivare ai nove centri complessivi in campionato e in Coppa Italia con la maglia nerazzurra dell'Inter. Una consuetudine col tempo diventata nota, una vera e propria sentenza.

La prima grande occasione per il giovane Cruz arriva nel '97, quando da Rotterdam riescono a strapparlo al River Plate, nel quale nel frattempo si era affermato. In Olanda si fa conoscere al grande calcio grazie a una straordinaria media gol, più di una rete ogni due partite giocate. Impossibile non notare un talento simile e restare indifferenti davanti a questi numeri: il Bologna chiama, Julio risponde. In rossoblù "El Jardinero" prende confidenza con la Serie A, si dimostra giocatore maturo ed appare pronto al grande salto. Ecco l'Inter, la storia più importante. Voluto fortemente da Hector Cuper, Cruz diventa subito imprescindibile per tutti gli allenatori a seguire, partendo da Roberto Mancini fino ad arrivare a Josè Mourinho. Non un uomo-copertina, mai titolarissimo, quasi sempre dietro nelle gerarchie rispetto a giocatori come Vieri, Martins, Adriano, Crespo o Ibrahimovic, l'argentino non ha mai fatto parlare di sè per un comportamento sbagliato, risolvendo spesso le partite partendo dalla panchina.

Tanti i gol decisivi che lo hanno fatto entrare nella storia nerazzurra, come quello contro l'Arsenal nella prima storica vittoria di un club italiano nel leggendario stadio di Highbury, o come la doppietta contro la Juventus - guarda un po' - che permise all'Inter di sfatare dopo dieci anni il tabù bianconero a Torino. Impossibile, poi, dimenticare la rete nel derby del 2007 - quello del gol di Ronaldo in maglia Milan, per intenderci - arrivata esattamente undici secondi dopo essere entrato in campo. Maturità, gol e tantissimi trofei, prima di terminare la carriera alla Lazio e dire addio ad un mondo che gli ha regalato tanto. L'unico rammarico? Aver vinto praticamente nulla con l'Albiceleste e, probabilmente, aver lasciato l'Inter proprio alla vigilia del Triplete. Con il destino ancora di mezzo: l'annuncio del ritiro dal calcio giocato il 22 maggio 2010, il giorno della vittoria nerazzurra in Champions League.

E adesso? Uno con la sua classe avrebbe potuto continuare con un ruolo all'interno del mondo del pallone, invece Julio ha preferito mettere la sua eleganza al servizio della politica: proprio così, l'ex attaccante si è candidato alla poltrona di sindaco della città di Lomas de Zamora, in Argentina, e, sebbene non sia stato eletto, continua per la sua strada, convinto di poter dare ancora una volta il meglio di sè. Ci riuscirà, così come ha sempre fatto. Oggi, compie quarantuno anni: tanti auguri Jardinero!

Matteo D'Aquila

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