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Scardina, dalla Roma alla Lupa: "Non correvo più, volevo smettere. In Europa? Per caso"

| News calcio | Autore: Francesco Pietrella

Zaino in spalla, felpa e cappuccio. 17 anni e tanti sogni. Filippo gioca nella Roma, esce da scuola e… grande notizia: “Pippo, domani sei convocato” gli dice la madre, l’attrice Fiorenza Marchegiani. Stupore: “Che stai a dì? Dove devo andà?” Il ragazzo non sa che la prima squadra è impegnata in Europa League contro il CSKA Sofia: “Confermo, non sapevo contro chi giocasse la Roma! Neanche dove o in che competizione (ride ndr)”.

Sincero, Filippo Scardina. Ma non è finita: gol all’esordio su assist di Perrotta e 3-0 finale, incredibile vero? Il bello del calcio: “Entrai al posto di Okaka e segnai dopo pochi minuti – racconta Filippo ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com - non ci credevo, giuro. Non dovevo andare neanche in panchina, poi Ranieri scelse sia me che Pettinari. E’ stato bellissimo”.

Accento romano, ex primavera giallorossa e un ritiro coi grandi insieme a Totti. Oggi attaccante della Lupa Castelli. Sabato la prima rete, storica e decisiva nel 2-1 contro la Paganese. Prima vittoria tra i pro per la squadra di Galluzzo: “Sono molto felice per il gol, meritavamo i tre punti da tanto tempo, ne avevamo bisogno. Ma quanto sacrificio dietro l’esultanza…”

Un anno di sofferenza, Scardina pensa di mollare. Troppo dolore alla pianta del piede, una fascite plantare che non dà tregua, momento no tra le fila del Pontedera. Un anno di stop. E gli scatti?: “Da settembre non riuscivo più neanche a correre! Avevo una lesione di circa 10 centimetri alla pianta del piede - racconta Scardina - era una situazione drammatica, pensavo di non poter fare più fare neanche una corsetta con gli amici. E’ stato un incubo. Ho pensato di smettere…”

E poi? Tanto lavoro, il lento recupero a Trigoria e l’occasione della Lupa: “Ero alla ricerca di una squadra, pensavo di dover scendere in Serie D. Poi tramite il mio procuratore sono riuscito a fare un provino con la Lupa Castelli. Mi hanno visionato e poi ingaggiato, ora spero di aver trovato la mia dimensione."

Oggi la Lupa, qualche anno fa la Roma. Tanti ricordi nelle giovanili, una sfilza di compagni  di vita: “Ho giocato con Bertolacci, D’Alessandro, Florenzi, Stoian, Malomo. Eravamo amici. Sandrino? Giocava dietro di me, come trequartista. Stavamo sempre insieme, spesso ci mandavamo a quel paese e poi scherzavamo (ride ndr). E’ rimasto una persona umile, molto semplice.”

E a fare l'attore? Non ci hai mai pensato? Chiedo io, incuriosito dalla mamma attrice: "Ho scelto il lavoro sbagliato, potevo essere un raccomandato ma ho optato per il calcio (ride di nuovo ndr). Dall’Olimpia alla Roma, 10 anni e un provino fortunato: “Mi presero subito, fu molto emozionante”.

Curva Sud e cuore giallorosso? Domando, quasi sicuro della risposta affermativa: “No, anzi. Non sono un fomentato del calcio (sorride). Tra un film e una partita scelgo il film. Il calcio mi stressa a dir la verità (ride ancora).” A 16 anni, poi, sirene inglesi e la chiamata del Manchester United: “Mi cercarono sì - rivela Filippo - a quell’età feci un salto di categoria, anche qualitativamente. Pensai all'offerta, ma scelsi di rimanere a Roma.”

Ci è voluto un po' per tornare a sorridere, sacrifici e tante lacrime. Ma oggi Filippo è felice, finalmente. Gli infortuni sono un lontano ricordo, di nuovo di corsa. Come prima, col sorriso di chi ha ancora molto da dare: "Voglio stare qui. Ho trovato molti compagni romani, anche l’allenatore Galluzzo. Sono felice di essere tornato a casa dopo tanti anni in giro per l'Italia (Como, Viareggio, Gubbio, Pontedera ecc). Il gol è stata una liberazione, un sogno. Poter giocare nuovamente con la maglia numero 9 è qualcosa che non si può spiegare, soprattutto dopo quello che ho passato…” E allora in bocca al lupo, Filippo. Al prossimo gol. Stavolta, però, meno inaspettato.

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