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Sandro, dalla Champions al Benevento: la rinascita passa per la Serie A

| Storie | Autore: Redazione

Dopo l’arrivo di Guilherme, il Benevento aggiunge un altro brasiliano alla sua rosa: il centrocampista Sandro.

Un arrivo in Italia diverso da come probabilmente se l’era sognato nel periodo migliore della sua carriera, iniziata a Porto Alegre all’età di diciassette anni. Lui, mineiro di Riachinho, arrivò nel settore giovanile dell’Internacional consapevole che per sfruttare la possibilità di crescere in un colosso del futebol valesse la pena stare lontano da casa. Vivendo al Beira-Rio, diventò un tifoso, prima che un calciatore, dell’Inter.

Debuttò nel 2008 sotto la guida di Abel Braga, campione d’America e del mondo con l’Inter solo due anni prima. Con il tempo e con diversi maestri (Tite, Jorge Fossati e infine Celso Roth), Sandro diventò una presenza sempre più stabile della propria squadra, tanto che il Brasile lo guardava come un potenziale campione del futuro: nel 2009 vinse da capitano il Sudamericano Sub-20 in Venezuela, ma dovette saltare il Mondiale di categoria, perché ormai l’Internacional non voleva fare a meno di lui. Nell’Amarelinha di Douglas Costa e Walter, c’era anche Giuliano, suo compagno nella squadra che l’anno successivo avrebbe vinto la Copa Libertadores in finale contro le Chivas di Guadalajara. D’Alessandro, Rafael Sóbis, Taison e un giovanissimo Leandro Damião erano altri componenti di quella rosa, in cui il giovane Sandro faceva notare caratteristiche da giocatore potenzialmente perfetto per l’Europa.

Lo prese il Tottenham, che giocava con lo stesso sistema dell’Inter, il 4-4-2 dove si era fatto notare da interno di centrocampo. Il suo esordio venne segnato dalla pesante sconfitta per 4-1 contro l’Arsenal, ma lasciò comunque buone speranze ai nuovi tifosi, che lo elessero migliore in campo. Il debutto in Champions League, invece, coincise con il primo incontro con l’Italia: a San Siro affrontò il Milan, nel match valido per l’andata degli ottavi di finale. Crouch segnò il gol decisivo per lo 0-1, che avrebbe poi eliminato i rossoneri, mentre Sandro aiutò in contenimento.

I tifosi inglesi lo presero in simpatia e lo soprannominarono “The Beast”, per la sua aggressività a centrocampo. “Ho giocato contro un provocatore come Joey Barton, ma con me è stato molto tranquillo” ha scherzato Sandro, rispondendo alle domande sulla propria fama di cattivo in campo. La sua avventura a Londra, iniziata bene sia dal punto di vista sportivo che ambientale, si complicò a causa dei continui infortuni: dopo diversi problemi fisici, il suo allenatore ai tempi degli Spurs Harry Redknapp provò a rilanciarlo anche nella sua nuova esperienza al QPR, ma la situazione non migliorò molto. Neanche un prestito al West Bromwich Albion e il ritorno al Queen’s Park Rangers svoltarono il momento buio che stava attraversando la sua carriera. L’addio al calcio inglese arrivò a inizio 2017, quando decise di tentare l’avventura in Turchia, all’Antalyaspor. Per qualche mese, venne allenato dal connazionale Leonardo, ma gli infortuni continuarono a martoriarlo e lo costrinsero a chiudere l’anno solare con sole sedici partite giocate.

Oggi Sandro, a diversi anni di distanza dalle voci di mercato che lo vedevano conteso tra le tre big del calcio italiano, è diventato un nuovo giocatore del Benevento. L’obiettivo di rialzare dall’ultimo posto i giallorossi coinciderà con quello di rilanciare la sua carriera, mostrando all’Italia le qualità che lo avevano reso una delle migliori promesse del calcio brasiliano.

di Federico Raso - Tre3Uno3

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