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Viaggio nel mondo di Sarri, seconda fermata: dagli esordi in C fino al Chelsea

| Storie | Autore: Alberto Trovamala

Dopo più di dieci anni trascorsi tra i dilettanti, ecco per Maurizio Sarri la grande occasione tra i professionisti. Serie A? Macchè… Scalata completa: si parte dalla vecchia C2 per arrivare fino alla vetta! E via, pronti per completare il nostro viaggio nel mondo di Sarri, ripercorrendo la sua carriera fino ai giorni nostri in Serie A, contattando in esclusiva per Gianlucadimarzio.com almeno un giocatore o un dirigente per ogni squadra allenata.

Si (ri)comincia: direzione San Giovanni Valdarno, alla Sangiovannese, dove rimase dal 2003 al 2005 riuscendo a trascinare la squadra in C1. A raccontarcelo ci pensano Giuseppe Morandini, ds della Sangiovannese ai tempi di Sarri, e Michele Tardioli, suo ex giocatore ed ora vice di Bisoli al Vicenza: “Ovviamente si vestiva sempre di nero e non voleva mai la divisa della società – incalza Morandini - Poi, non entrava mai in campo prima che la partita fosse iniziata e, anche per andare in panchina, faceva il giro largo ma non oltrepassava mai la linea prima del fischio iniziale. Infine, in albergo per le trasferte, se ricordo bene, voleva sempre una stanza che avesse il ‘3’ come numero finale”. “Io sono stato un suo giocatore sia alla Sangiovannese che al Pescara e posso dire che di storie e scaramanzie da raccontare ce ne sarebbero tantissime – racconta Tardioli sorridendo - ma secondo me una le batte tutte: pensate che proprio alla Sangiovannese non si tagliava le unghie dei piedi perché pensava che tagliarle avrebbe portato sfortuna… A fine stagione probabilmente calzava un numero in più di scarpe (ride, ndr)! Invece a Pescara in Serie B, quando eravamo ormai salvi, tutta la squadra si organizzò per fargli uno scherzo: prima dell’inizio del match contro l’Atalanta, gli chiedemmo di uscire dallo spogliatoio e calzammo degli scarpini da gioco tutti colorati, cosa che lui odiava perché voleva solo scarpini neri. Quando poi ci vide nel tunnel, si arrabbiò tantissimo e minacciò tutta la squadra dicendo che non sarebbe venuto in panchina perché si vergognava di noi!”.

Nel 2005 poi, la firma col Pescara ed il palcoscenico cambia di nuovo: finalmente, Serie B. A parlare di Sarri in un’intervista di qualche tempo fa sempre ai nostri microfoni è Daniel Ciofani, attaccante in forza al Frosinone che, grazie ad un gol decisivo, in Abruzzo “salvò” proprio la panchina all’allenatore toscano: “Io con Sarri c’ho giocato - aggiunge Daniel - e gli ho anche ‘salvato’ la panchina quando era a Pescara, perché entrai e feci gol al 90’ contro l’Arezzo. Ero giovanissimo. Non è che rischiava l’esonero eh, ma venivamo da un periodo brutto di risultati e quel gol ci fece riprendere”.

Sarri fece allora ritorno in Toscana all’Arezzo nell’ottobre del 2006 per sostituire in corsa Antonio Conte, ma fu un’esperienza tutt’altro che positiva terminata infine nel marzo 2007. Parla così di quei tempi Daniele Capelli, difensore del Cesena: "Non sopportava gli scarpini colorati e chi li possedeva doveva a tutti i costi dipingerli di nero, se no non avrebbe giocato: ricordo che costrinse anche il nostro capitano Mirko Conte a farlo! E poi, aveva un codice tutto suo per gli schemi: li chiamava col nome dei magazzinieri e dei fisioterapisti che erano lì ad Arezzo... Si vedeva che era un predestinato, ma che personaggio!".

 

“Io l’ho avuto ad Avellino circa un mese prima dell’inizio del campionato, quindi non posso dire molto, ma ricordo quanto fumava e bestemmiasse – ride – A parte gli scherzi, si vedeva quanto fosse meticoloso. Non ci siamo più sentiti da allora, ma l’ho rincontrato l’estate passata in un’amichevole precampionato e mi ha fatto molto piacere che si fosse ricordato di me, perché mi si è avvicinato e mi ha abbracciato: una persona molto umile!”.

Ci avviciniamo pian piano al presente, ma non tutto la scalata fu esattamente rose e fiori, anzi: il 2007 ed il 2008 furono due anni sfortunati per la carriera dell’allenatore toscano, che tornò a frequentare i campi della Serie C, senza particolari fortune. Si trasferì al Verona, ma l’avventura terminò dopo appena tre mesi. Ecco Cristian Altinier, oggi attaccante del Mantova, ma a quei tempi proprio al Verona con Sarri: “A Verona aveva voluto a tutti i costi che la società per lui facesse una tuta nera e non la classica tuta blu. Sono passati 10 anni ma ricordo che lui era molto innovativo e preparato su ogni cosa: addirittura in allenamento ci faceva provare le rimesse laterali per ogni zona del campo, dalla nostra area all'area avversaria. Sarri è una di quelle persone che rimane sempre umile e non si lascia prendere dalla categoria: ogni volta che lo incontro è sempre un piacere”.

Nuovo giro, nuova corsa. Destinazione? Perugia, sempre in C1, dove però, anche qui, tra il 2008 ed il 2009 non ebbe troppa fortuna. Uno dei giocatori di maggior talento dei ‘grifoni’ a quei tempi era Aniello Cutolo: “Logicamente, era sempre vestito di nero. Posso solo parlare bene di Sarri, già allora era molto preparato e molto spontaneo. Giocava in maniera diversa rispetto agli altri e, anche se quella fu un’annata difficile, si dimostrò sempre una persona per bene che voleva insegnare un calcio basato sui valori, ma… Quante richiami a me e De Giorgio – ride – Sai, soprattutto per quanto riguarda me, tralasciavo la fase difensiva e Sarri andava su tutte le furie! Poi, ad allenamento ci insultava, ma sempre in maniera simpatica e con delle battute ad effetto (ride di nuovo, ndr)". 

Dopo una serie di bassi più che di alti, finalmente la luce in fondo al tunnel: a Grosseto inizia la rinascita. Nicola Mora ne parla così: “Ripensando a Sarri non posso che ricordare una grande persona, ma soprattutto un vero e proprio trasportatore di entusiasmo. Quando ritorno con la mente al suo arrivo a Grosseto sorrido perché sapevamo quanto fosse un fumatore incallito e allora, col team manager Cafaro, gli facemmo trovare un bel ‘vietato fumare’ nel nostro spogliatoio. Lui, appena lo vide, ci disse col sorriso sulle labbra: ‘Chiedetemi tutto ma non di non fumare!’. Alla fine riuscimmo a far sì che non fumasse nel nostro spogliatoio – Ride - fumava solo nel suo. Terminato il campionato però, prima di congedarci, entrò nel nostro spogliatoio e ci chiese se almeno un’ultima sigaretta gliela potevamo concedere prima di salutarci e noi accettammo ben volentieri! Avrò sempre uno splendido ricordo di Sarri”.

 

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L’esperienza all’Alessandria tra il 2010 ed il 2011 fu senza dubbio indimenticabile: riuscì a trasportare una società in difficoltà fino ai playoff, entrando nel cuore degli alessandrini. E che ricordi per Gigi Poggio e Fabio Artico, rispettivamente responsabile dell’ufficio stampa dell’Alessandria ed ex capitano dei ‘grigi’, nonché aspirante guida naturalistica ed escursionistica: “Maurizio è un personaggio carismatico, preparato e soprattutto molto educato – confessa Poggio - per farvi capire il valore del Sarri uomo, vi racconto questo episodio: in occasione della qualificazione ai playoff di quell’anno contro la Salernitana, il presidente di allora allontanò me ed il team manager per una questione poco chiara e Sarri non ci pensò due volte prima di prendere il telefono quella sera stessa per chiamare il presidente e minacciarlo che la squadra, il giorno dopo, non si sarebbe presentata al campo se non ci avesse riassunti. E che fumatore incallito: il giorno stesso della partita contro la Salernitana lo vidi nel tunnel che fumava una sigaretta ed io, che ero stato bravo a smettere di fumare, lo ripresi in modo scherzoso perché secondo me fumava troppo. Lui, con un grande sorriso dei suoi, mi disse ‘E una sigaretta col tuo mister non te la fumi?’. Non resistetti e fu un momento di grande piacere. Come suo umile collaboratore di un tempo, gli faccio i miei più sinceri complimenti”. “Che sia uno scaramantico pazzesco non è una novità: pensate che, quando era ad Empoli, se lo chiamavo di martedì e la domenica poi perdeva, la settimana dopo, se casualmente capitava che lo richiamassi al martedì, non mi rispondeva e mi richiamava mercoledì o giovedì perché diceva che avrebbe perso di nuovo se ci fossimo parlati di martedì – continua Artico - Invece, ai tempi dell’Alessandria, ricordo che faceva i cambi sempre allo stesso minuto. Maurizio è un grande personaggio: ha uno spessore pazzesco, ma è allo stesso tempo molto simpatico. Spesso parlavamo anche di politica! Quell’annata fu particolare e speciale perché non ricevevamo puntualmente lo stipendio, ma abbiamo ottenuto grandi risultati grazie al nostro fantastico gruppo: addirittura al mercoledì e al giovedì spesso, dopo l’allenamento, ci fermavamo a fare delle grigliate. Con Sarri c’era rispetto e complicità: vedeva che in campo davamo il 100% e così ci lasciava qualche libertà in più fuori… Per esempio, al sabato sera, quando giocavamo in trasferta, capitava che noi giocatori bevessimo la grappa e lui, pur sapendolo, ci lasciava fare perché sapeva che l’indomani avremmo dato tutto in campo. Una volta però capitò che, essendo ormai qualificati per i playoff, gli chiedemmo di non farci fare troppa tattica ad allenamento perché la sapevamo a memoria, ma lui non volle sentire scuse, si infuriò e ci mandò tutti affanc… ehm… a quel paese! E l’indomani in allenamento facemmo esclusivamente… Partitella! Ecco, per farvi capire il personaggio… (ride, ndr)“

 

“Aveva tutte le sue certezze e ad esempio, in ogni pre partita, prima di mangiare, ci parlava in modo super dettagliato di tutti i giocatori avversari. Al sabato poi, preparavamo le palle inattive in modo maniacale e fin che non le facevamo come le voleva lui, non ci lasciava andare. Può sembrare burbero davanti alle telecamere, ma vi assicuro che nello spogliatoio è molto simpatico: abbina i momenti in cui scherzare e prendere magari in giro noi giocatori, a quelli in cui invece fare davvero sul serio. Mi viene ancora da ridere a pensare alla sua scaramanzia riguardante l’ingresso in campo: prima del fischio d’inizio non osava mai oltrepassare la linea del rettangolo di gioco ma camminava lungo tutto il perimetro”.

 

"Abbiamo vissuto insieme tante esperienze insieme in epoche calcistiche diverse: dall’inizio della sua carriera fino ad Empoli, che è stato il punto più alto. Capii subito che era molto preparato, ma in alcuni aspetti era ancora forse un po’ rigido. Col passare degli anni però ha smussato alcuni lati del carattere ed ora è un allenatore completo. Fuori dal campo invece cerca di stare molto sulle sue: è difficile vederlo in giro per la città e il rapporto umano con i calciatori lo instaura in campo. Io che l’ho avuto per tanto tempo, fuori dal campo l’avrò visto non più di due o tre volte… Lui pensa al calcio 24 ore su 24 e, anche se è una persona culturalmente elevatissima. Pensate che parlare con lui fuori dal campo ti mette in soggezione per la sua grande preparazione”.

Ora sì, ci siamo: Il presente si chiama Chelsea, ma il passato non si scorda. Il segreto? L’umiltà, senza dubbio. La storia di Sarri non può che provocare in noi ammirazione. Tanta e spontanea. Solo applausi per chi è stato in grado di arrivare in alto partendo da così lontano. Il nostro viaggio nel mondo di Sarri è terminato ed un pizzico di nostalgia forse inizia già ad assalirci. E chissà che un giorno non racconteremo ai nostri nipoti la favola di quell’ allenatore in tuta nera e dall’accento toscano che, partendo dai campi di Seconda Categoria, riuscì ad approdare da protagonista in Europa League…

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